FONTI ENERGETICHE: ITALIA SEMPRE PIÙ DIPENDENTE DALL’ESTERO.

Il nostro Paese importa il 99% del proprio fabbisogno di carbone. L’Italia è fra i Paesi a più alta dipendenza esterna in campo energetico. Negli ultimi anni, infatti, ha ridotto ancora di più la produzione interna di petrolio, gas e combustibili solidi.
Segnali positivi vengono invece dalle fonti energetiche rinnovabili: in questo settore il contributo al bilancio energetico nazionale è cresciuto del 25% tra il 1995 e il 2001.
La dipendenza dell’Italia dall’estero resta altissima. Infatti per quanto riguarda il petrolio nel nostro Paese si è arrivati al di sotto del 50%, ma comunque ancora lontana da quella che è la dipendenza mondiale, pari al 38%. La nostra dipendenza dal gas naturale per la generazione di energia elettrica è salita dal 21% agli inizi degli anni Novanta al 45% di oggi. Secondo un’analisi dell’Eurispes, emerge quindi che le politiche energetiche, volte a ridurre la dipendenza dall’estero, non hanno avuto grande successo, se si considera anche che ad aggravare la situazione hanno contribuito i ritardi nell’estrazione di petrolio dai giacimenti della Basilicata, che avrebbero dovuto invece ridurre l’import. In Italia, malgrado un notevole potenziale, la quota al 2000 dell’energia primaria rappresenta solo il 5,4%, ben al di sotto di altri paesi industrializzati. Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, lo sviluppo nel nostro Paese è al di sotto delle reali possibilità di crescita. Ad esempio, il solare termico permette la produzione di energia termica a basso costo e a basso impatto ambientale, utilizzando tecnologie ormai considerate mature. Mentre negli altri Paesi europei questa fonte si è andata sempre più sviluppando, in Italia il mercato del solare termico ha conosciuto un periodo di profonda crisi. Tuttora, anche se questo mercato è in forete ripresa, non sembra per ora possibile raggiungere l’obiettivo fissato per l’Italia di 3.000.000 m2 al 2010, dal Libro Bianco delle fonti rinnovabili. Il solare termico è, comunque, ormai considerato la fonte rinnovabile con più ampia possibilità di sviluppo, con campi di applicazione come il riscaldamento di ambienti, piscine-strutture ricreative, acqua calda sanitaria, agricoltura; riscaldamento centralizzato; refrigerazione.
Hli Enti locali e le Province autonome, attraverso il decentramento dei poteri, hanno acquisito un ruolo di primo piano nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, con l’utilizzo dei Piani Energetici Ambientali (PEA). Contemporaneamente sono stati predisposti una serie di strumenti finanziari ed incentivi per le fonti rinnovabili che vanno dai certificati verdi (ovvero l’obbligo, da parte delle imprese produttrici di energia, di riservare una quota di produzione alle fonti rinnovabili) ai fondi regionali, ai fondi strutturali europei, alle tariffe verdi, fino ad azioni di incentivazione come il project financing e l’introduzione della Responsabilità Sociale.
Ma un ruolo fondamentale resta quello, ormai da più parti riconosciuto, delle azioni di Ricerca e Sviluppo nel settore energetico. Un settore questo nel quale l’Italia risulta, in ambito europeo, negli ultimi posti con appena l’1% del PIL di spesa per Ricerca e Sviluppo.
In conclusione, la nuova cultura dell’energia non può prescindere dall’uso delle energie rinnovabili e al tempo stesso da una corretta politica legata alla promozione dei settori della Ricerca e dello Sviluppo. L’impressione è che, ancora oggi, stenti ad affermarsi una diversa cultura dell’energia anche se appare sempre più evidente il confronto con la instabilità politica dei paesi da cui importiamo petrolio e gas, con i rischi ormai non solo teorici di black out, con la necessità della riduzione delle emissioni di CO2 come previsto dalla Convenzione Internazionale sui Cambiamenti Climatici, ratificata dall’Italia.

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