ENERGIA: A RISCHIO INVESTIMENTI E POSTI DI LAVORO

Fonti rinnovabili: Italia fanalino di coda in Europa. APER promuove una procedura di infrazione presso l’UE contro i ritardi del Governo

ENERGIA: A RISCHIO INVESTIMENTI E POSTI DI LAVORO

PRONTI 7,5 MILIARDI DI € IN INVESTIMENTI PRIVATI IN 5 ANNI E POSSIBILI TAGLI ALLA BOLLETTA ENERGETICA PER 2 MILIARDI DI €/ANNO DALLE RINNOVABILI IN ITALIA

All’Italia ancora una volta la maglia nera nella corsa allo sviluppo europeo L’italia, contrariamente a quanto espresso nelle intenzioni, disincentiva dimostra di non avere, tra le proprie priorità, lo sviluppo del mercato energetico da fonti rinnovabili”. Con queste parole APER, Associazione Produttori Energia da Fonti Rinnovabili, segnala alle istituzioni europee le inadempienze del Governo rispetto ai piani di sviluppo delle energie rinnovabili e della sostenibilità ambientale.

APER, con l’assistenza dello Studio Legale Bucello Croci Piscitelli Viola, ha infatti promosso presso la Commissione dell’Unione europea l’apertura di una procedura di infrazione per inadempienza da parte del Governo Italiano, che nei fatti rischia di scoraggiare il raggiungimento delle quote di produzione di energia che, ai sensi della normativa comunitaria vigente (77/2001 CE), dovrebbero oggi essere ottenute a partire da fonti rinnovabili.

Le fonti rinnovabili come unica strada verso lo sviluppo sostenibile
È noto che, dal punto di vista tecnico, le fonti energetiche rinnovabili (FER) offrono un potenziale teoricamente inesauribile, nonché un impatto ambientale pressoché nullo, al contrario dei combustibili fossili (carbone, gas e petrolio), generatori di sostanze inquinanti e gas a effetto serra, responsabili tra l’altro di allarmanti alterazioni del clima.
È per questo che l’Unione Europea, in osservanza con quanto auspicato dal Protocollo di Kyoto, ratificato in Italia nel 2002, ha deciso di puntare in maniera decisa sulla promozione delle rinnovabili.

L’Italia dovrebbe raddoppiare in 5 anni la propria quota di energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili
Secondo quanto contenuto nella Direttiva 2001/77/CE che stabilisce, per tutti gli Stati membri, delle quote minime di energia da produrre nei prossimi anni attraverso FER, l’Italia dovrà raggiungere entro il 2010 l’obiettivo di copertura del 2522% dei propri consumi mediantedi elettricità prodotta esclusivamente attraverso fonti rinnovabili. Questo significa raddoppiare colmare, in 5 anni, la lacuna esistente rispetto alla propria quota prodotta oggi che si attesta attorno al al 162%: un traguardo questo che, in assenza di precise politiche di sviluppo e incentivazione, ancora lontane dall’essere varate, non sembra raggiungibile, soprattutto se i consumi di elettricità degli italiani crescono al ritmo del 2,5-3% all’anno, e non per un boom economico (crescita del PIL attorno a zero), bensì per un aumento delle esigenze non accompagnato da investimenti in efficienza e risparmio energetico.

2 anni di ritardi e le lacune di una normativa fantasma dal legislatore italiano Nonostante, infatti, le indicazioni della Direttiva comunitaria siano state formalmente recepite, seppur con, attraverso il Decreto Legislativo 387 del 2003, seppur approvato con 4 mesi di ritardo, contrariamente alle aspettative tale Decreto non stabilisce pone in atto alcuna misura attuativaconcreta, bensì istituisce un lungo elenco di provvedimenti attuativi o scadenza per il raggiungimento degli obiettivi preposti, la maggior parte dei quali ha superato pesantemente le date previste a livello europeo per l’entrata in vigore.
Attualmente è di oltre un anno due anni il ritardo accumulato dal Governo italiano nella realizzazione delle varie fasi indicate dalla normativa di recepimento. Una situazione che, inevitabilmente, si traduce in un rallentamento nel processo di raggiungimento degli obiettivi e nell’impossibilità degli operatori di ricevere segnali netti di intervento a favore delle rinnovabili e pianificare investimenti, scelte tecnologiche e assunzioni.

Le drammatiche conseguenze del ritardo italiano:

  • a rischio investimenti per 7,5 miliardi di €
  • 2 miliardi di € in più all’anno fra bolletta energetica e costi di Kyoto(numeri)

Per avere un’idea di quanto questi ritardi possano incidere, oltre che sull’ambiente, sullo sviluppo economico del comparto energetico italiano e sull’intero indotto, basti pensare che la sola costruzione degli impianti necessari a raggiungere nel 2010 l’obiettivo liberamente accettato in ambito europeo, permetterebbe la realizzazione di investimenti diretti da parte dei privati per oltre 5 miliardi di euro, senza contare le opportunità di esportazione di nuove tecnologie e prodottiper l’indotto del settore che ne movimenterebbe almeno un’altra metà.
Oltre a ciò si è verificato che il dispiegamento di impianti rinnovabili secondo gli obiettivi assunti dall’Italia in sede europea consentirebbe di ridurre di oltre un miliardo di euro all’anno l’esborso di valuta per l’acquisto di combustibili fossili, mentre una cifra simile sarebbe il risparmio annuo sulle attese multe previste per il mancato adempimento del Protocollo di Kyoto.
In sostanza si parla di investimenti e ricadute sull’indotto – entro i prossimi 5 anni – per circa 7,5 miliardi di euro cui si aggiungono circa 2 miliardi di euro all’anno di costi evitati che il settore delle fonti rinnovabili, se debitamente liberato dai “lacci” amministrativi, potrebbe fornire a contributo del PIL, numeri che paiono sfuggire all’occhio dei nostri politici.

Una situazione in controtendenza rispetto alle indicazioni di Kyoto e che non consente all’Italia di sviluppare un mercato, come quello delle energie rinnovabili, che cresce a livello europeo con un ritmo del 35% annuo e che sta facendo registrare, nei Paesi che vi hanno puntato, concreti risultati in termini di crescita economica e ricaduta occupazionale.

Longo, presidente APER: “L’Italia colmi il divario che ci separa, su Ambiente e Energia, dall’Europa” “È importante che il Governo italiano onori gli impegni assunti in sede europea, dotandosi di un apparato normativo snello, agile e chiaro in grado di colmare le lacune create dalla mancata applicazione del decreto legislativo 387/2003 e restituire fiducia a tutti quegli operatori che, dopo aver investito nella produzione di energia pulita, sono stati costretti a smobilitare i propri impiantipiani”. Con queste parole l’ing. Roberto Longo, presidente di

APER, sintetizza la posizione dei produttori di energia da fonti rinnovabili.
“Solo per portare l’esempio del fotovoltaico – ha continuato Longo – la fonte più innovativa e promettentevicina alle famiglie, mentre in Italia dal 2001 ad oggi sono stati installati solo 5 30 MW di nuovi impianti, in Germania, nello stesso periodo, sono stati raggiunti superati i 700 MW di nuove installazioni, di cui 120 oltre 350 MW solo nel periodo 2003-2004”. “Questo è solo un esempio della situazione in cui si trova l’Italia e dei rischi che corre – ha concluso il presidente di APER – e oggi è chiaro che sono ridotte sia le possibilità Italiane di raggiungere gli obiettivi di sostenibilità accettati a Bruxelles e a Kyoto, sia ogni chance di competitività del nostro Paese in un comparto industriale che ha creato negli altri Paesi centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro e opportunità di sviluppo industriale”

Chi è APER
APER, Associazione Produttori di Energia da Fonti Rinnovabili, è la prima un’Associazione nazionale in quanto a rappresentatività delle fonti rinnovabili e una delle maggiori in Europa. Opera senza fini di lucro le cui finalità sononell’ambito della promozione delle fonti rinnovabili e la tutela degli interessi dei produttori a livello nazionale e internazionale.
L’Associazione conta oltre 250 produttori, dai piccoli produttori indipendenti ai grandi gruppi industriali, rappresentando tutte le fonti rinnovabili (idroelettrico, eolico, biomasse, biogas, fotovoltaico), con una potenza installata superiore a 2.000 MW e una produzione di energia elettrica pari a circa 6 7 miliardi di kWh, proveniente dagli oltre 400 impianti dei propri associati.
Cosa ci si aspetta nell’immediato futuroEntro dicembre un’importante verifica comunitaria La segnalazione promossa dall’APER impone alla Commissione, come atto dovuto, l’avvio di una verifica e di indagini. Quest’attività “investigativa” sarà molto utile alla luce
della Direttiva che prevede, entro il 31 dicembre 2005, la pubblicazione da parte della Commissione Europea di una relazione sullo stato di adempimento della direttiva stessa da parte di ciascun Paese membro e che proponga al Parlamento europeo e al Consiglio, qualora venga accertata l’inefficacia delle misure adottate e delle azioni promosse, azioni e misure da imporre al Paese inadempiente.
E intanto gli imprenditori del settore chiedono solo di poter contribuire, mediante un chiaro disegno normativo e soprattutto una chiarezza di intenti a livello politico, a riavviare il sistema Italia, cosa di cui il nostro Paese ha estremamente bisogno.

Per informazioni:
Hill&Knowlton – Gaia: Alessia Calvanese 06-440416328 / 335 1309389 Fabio Belfiori 06-441640316
APER: Alessandro Brusa 02 7631 9199 / 349 1815 892

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