CLONAZIONE, NATI IN ITALIA 14 MAIALI FOTOCOPIA

Clonazione, nati in Italia 14 maiali fotocopia

La LAV “tecnica inefficiente: su 100 cellule 1 sola sara’ un animale adulto e sano. La ricerca sugli xenotrapianti e’ un gioco sporco e pericoloso”.

Quattordici maiali sono i nuovi cloni della “fattoria” del Prof. Galli, dopo cavalli e tori; mai conosceremo invece il numero di maiali morti o sofferenti di malattie e malformazioni che possono aver pagato il prezzo degli esperimenti del Prof. Galli, come nulla si è saputo sulle cause esatte della morte della capostipite della fattoria dei clonati, la pecora Dolly.
Infatti, come già denunciato più volte dalla LAV, la tecnica della clonazione è altamente inefficiente a giudicare dal basso numero di animali clonati nati sani: uno studio – basato su dati INFIGEN, una delle multinazionali clonatrici, e su studi di Atsuo Ogura del National Institute of Infectious Diseases di Tokyo – pubblicato anche dalla testata inglese New Scientist, rivela infatti che il 75% degli embrioni animali clonati muore entro i primi due mesi di gravidanza e che comunque il 25% nasce morto o con deformità incompatibili con la vita. Da 100 cellule di partenza mediamente una sola diverrà un animale “adulto e sano”.

Il Prof. Galli dichiara che il progetto di ricerca sui maiali-fotocopia servirà “indirettamente alla ricerca sugli xenotrapianti”, ovvero a creare maiali serbatoio di organi malati per umani, tuttavia “quello della ricerca sugli xenotrapianti è un gioco sporco e pericoloso – dichiara Roberta Bartocci, biologa e responsabile LAV del settore vivisezione – E’ innanzitutto un gioco perché le prove effettuate, da oltre dieci anni a questa parte, nel tentativo di ottenere organi dagli animali da trapiantare nell’uomo, non ha mai dato alcun risultato incoraggiante, anzi, è stato un esercizio di tecnica chirurgica sulla pelle degli animali.

E’ pericoloso, dal momento che l’inserimento di un organo di una specie differente in un organismo estraneo è in grado di scatenare l’attività di virus silenti e innocui nell’ospite originario ma che potrebbero scatenare epidemie nell’uomo, come è accaduto, ad esempio, negli anni ‘60 a causa dell’impiego di vaccini antipoliomelite contaminati da virus in grado di provocare il cancro, perché ottenuti coltivando il vaccino su reni di scimmia in cui il virus era silente.

La ricerca sugli xenotrapianti è anche un gioco sporco, perché sembra essere una scusa per ottenere finanziamenti e consenso facendo leva sulle speranze dei malati e le paure della società, visto che non esiste alcuna evidenza in grado di dimostrare che possa dare buoni risultati.”

28.10.2005

Ufficio Stampa LAV 064461325 – 3391742586

Email: ufficiostampa@infolav.org

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