Wrestling… finzione o realtà?

Innanzitutto mi sembra doveroso ringraziare il gentile Andrea Pietrarota per avermi concesso l’opportunità di esprimermi su questo spazio editoriale, nel tentativo di poter fornire nelle righe che seguono un approfondimento generale sull’argomento wrestling.

L’origine del professional wrestling risale al 1885, quando in Australia si disputò un incontro tra due pugili, William Miller vs. Clarence Whistler. Nel secolo successivo, a partire dagli anni ’70 e ‘80 il wrestling è praticamente esploso diventando ai giorni nostri uno degli eventi più seguiti. Il wrestling riscontra maggior successo negli U.S.A. e in Giappone (nel paese del Sol Levante è molto popolare la cultura della lotta), tuttavia negli ultimi anni sta riscontrando sempre più successo e notorietà anche in Europa, dove stanno nascendo numerose federazioni (si stima che in totale siano 20 i paesi nel mondo che seguono il wrestling,).
Spesso, per mancanza di cultura sul tema in questione, erroneamente al pro-wrestling viene associato il termine finto. Il wrestling è tutto fuorché finto. Il termine esatto è “predeterminato”.

Ebbene alla luce della consapevolezza della predeterminazione in molti sicuramente si chiederanno il perché dell’ostinarsi a riferirsi al wrestling con la dicitura “sport”, in quanto lo sport è una competizione a livello competitiva. Anche nel wrestling c’è una sorta di competizione agonistica, essendo che ogni wrestler non viene titolato a caso ma solamente dopo aver appurato di possedere determinate qualità e di essere “apprezzato” dai fan. Suddette capacità non si limitano alle doti ginniche, ma anche alla bravura nel creare attorno al proprio personaggio una certa popolarità tra i fan. Inutile citare l’enorme numero di wrestler dalle grandi doti sportive che non sono riusciti a sfondare proprio perché privi di una gimmick (Il personaggio interpretato da un wrestler) ben riuscita. Dunque proprio perché il wrestling è anche una forma di spettacolo gli è stato affibbiato il termine – appropriato – “sport-entertainment”. Ora però non bisogna cadere nel luogo comune di considerare il wrestling solo come una forma di spettacolo, rinnegando i meriti sportivi.

In inglese la parola “wrestling” significa semplicemente l’atto del lottare e gli americani fanno differenza tra “professional” wrestling e “amateur” wrestling: Il professional wrestling è un derivato dell’ amateur wrestling, cioè la lotta greco romana e la lotta stile libero (o lotta libera), sport che figurano tra le discipline presenti alle olimpiadi: la lotta greco-romana entrò a far parte delle Olimpiadi moderne fin dalla sua prima edizione nel 1896, mentre la lotta libera vi entrò nel 1904.
Molte delle esecuzioni del pro-wrestling derivano dalla lotta greco romana e dalla lotta libera, ma vengono riproposte in una forma più “spettacolare”, come ad esempio il backdrop, full nelson, i vari suplex ecc. Non a caso i wrestler che provengono dalla lotta universitaria sono avvantaggiati.
Gli incontri sia nella lotta libera che nella greco-romana non si svolgono sul classico ring usato nei match di wrestling, ma su dei tappeti di 8 metri per 8 metri. Le gare degli Esordienti e dei Cadetti hanno un limite di tempo di 4 minuti, mentre le contese che vedono coinvolti i Juniores e i Senior durano 6 minuti, e in ambedue i casi vi è una pausa di 30 secondi.
Per aggiudicarsi la vittoria bisogna stendere il proprio avversario facendolo toccare con le spalle al tappeto (atterramento) e non schierarlo per un conto di tre, come nel pro-wrestling. Le vittorie prima del limite nel gergo vengono dette per fuori combattimento. Se allo scadere del tempo nessuno dei due lottatori riesce ad “atterrare” l’avversario il verdetto verrà deciso ai punti (in questo caso la vittoria sarà decretata per superiorità tecnica). Le competizioni possono concludersi anche per squalifica o per abbandono.
Nella lotta greco-romana è vietato afferrare il concorrente al di sotto delle anche, inoltre le gambe dei due lottatori non possono né entrare in contatto tra loro e né essere usata per sbilanciare o abbrancare l’oppositore. Si possono portare a termine cinque colpi in tutte le condizioni possibili.
Invece, nella lotta stile libero ci si può avvalere dell’utilizzo delle gambe, anche per afferrare, e si può agguantare l’avversario in qualunque parte del corpo. Si può usufruire di una maggiore varietà di colpi, eccetto quelli rischiosi e dolorosi che possono provocare infortuni. Come nel wrestling, anche nelle due discipline olimpiche ci sono diverse categorie in base al peso, anche se al contrario del pro-wrestling tale suddivisione è molto scrupolosa, di fatto possono affrontarsi soltanto gli atleti che militano nella stessa categoria.
I wrestler sono atleti a tutti gli effetti: basti pensare a Kurt Angle che nel 1996 ha conquistato la medaglia d’oro olimpionica nella lotta stile libero (categoria 220lb) oltre ad aver già vinto anni prima per ben 2 volte il titolo NCAA (la cui sigla significa National Collegiate Athletic Association: L’NCAA comprende tutti i gruppi sportivi universitari, dove escono quasi tutti i campioni dei vari sport tipo Hockey sul ghiaccio, Basket, Tennis, Baseball, Ginnastica ecc. Qui si svolge il campionato NCAA per ogni tipo di sport, tra cui quello della lotta libera e quella greco-romana), oppure a Brock Lesnar (che è stato il più giovane campione della storia WWE fino ad agosto 2004, quando Randy Orton gli rubò il primato) che ha conquistato anche lui il titolo NCCA nel 2000, disputando nello stesso anno 26 match ottenendo 25 vittorie, stabilendo un record impressionante.

In molti non sanno che anche il primo campione mondiale italiano di boxe della storia, ovvero il mitico Primo Carnera soprannominato “il gigante buono”, si dedicò al wrestling. Antonio Inoki (vero nome Kanji Inoki), forse la più grande leggenda che il puroresu (wrestling giapponese) abbia conosciuto, spinto dal desiderio di dimostrare il vero valore del pro-wrestling, sfidò sul ring i campioni delle altre discipline di combattimento: Inoki batté nientedimeno che l’olandese Willem Ruska, medaglia d’oro di Judo alle Olimpiadi, per KO, in seguito fu impegnato in un match storico, giacché sfidò la leggenda indiscussa della boxe: Muhammad Ali! Inoki tenne testa ad Ali, e il loro match terminò in parità dopo 15 round. Inoki affrontò altri campioni, e ottenne altre celebri vittorie, (illustre fu anche quella contro il campione U.S.A. di karate, “The Monster Man” Everett Eddie), tutte molto importanti in quanto sono servite a dimostrare le reali capacità di un lottatore professionista.

Il duro allenamento a cui si sottopongono i wrestler è molto più completo e intenso di quello di qualsiasi altro tipo di sport, dura circa 6 ore al giorno, e impone anche di prestare osservanza a determinate diete. Le tipologie di allenamenti variano da lottatore a lottatore: gli heavyweight trascorrono più tempo in palestra per potenziare i muscoli, invece i flyer non necessitano di un fisico massiccio e impegnano più tempo nell’esercitarsi nelle manovre aere. L’esercizio che accomuna tutti i wrestler, sia pesi massimi che pesi leggeri, consiste nell’imparare a cadere senza subire infortuni. Se sussistono ancora dubbi agli scettici, che ritengono il wrestling solo una farsa, invito tutti costoro a salire su un ring e subire le stesse mosse, dopodichè diranno loro stessi se è tutta finzione o meno. Le varie azioni vengono portate a termine con grande maestria, e i wrestler che le subiscono sono bravi a saper subire i colpi ed ad attutire al massimo la botta, per questo viene allenata ogni singola parte del corpo. Ogni singolo lottatore vanta una preparazione fisica e un bagaglio tecnico eccezionale. Anche quelli apparentemente fiacchi e grassi dispongono di tale condizione, infatti nella storia del wrestling ci sono stati campioni il cui peso superava i 150 Kg, Vader e Bam Bam Bigelow per fare dei nomi, che nonostante l’enorme stazza fisica vantavano una grandissima agilità, superiore a quella di una persona comune, capaci di eseguire manovre del repertorio di un cruserweight, tra cui il “moonsault” cioè una spettacolare capriola all’indietro. Lo stesso discorso vale anche per Zack Gowen, un wrestler portatore di handicap a causa della perdita di una gamba (l’arto inferiore gli fu amputato all’età di 10 anni per colpa di un tumore) il quale ha calcato il ring lottando con una gamba sola, anche lui capace di eseguire un moonsault alla perfezione, e di compiere altri gesti atletici straordinari. Purtroppo questa disciplina comporta molti infortuni tra cui anche gravi, che a delle volte costringono i malcapitati al ritiro, e secondo testimonianze di vari wrestler, dopo ogni show si rimediano quasi sempre contusioni. Tra gli infortuni più “famosi” ricordiamo quello riscontrato dal leggendario Bret “The Hitman” Hart, il quale per aver subito un calcio alla testa ha patito seri problemi di salute (ha anche perso il 10% delle facoltà intellettive) che agli inizi gli hanno comportato grosse difficoltà sia nel camminare e addirittura nel parlare, oppure quello accaduto a Hayabusa, leggenda del puroresu, che mentre stava eseguendo un lionsault è scivolato cadendo in malo modo sul collo (pare che la causa del suo infortunio vada attribuita ad una corda del ring non tesa a sufficienza), procurandosi gravi danni alla colonna vertebrale e una conseguente paralisi, per non parlare del terribile incidente capitato al povero Droz, che per una brutta caduta sul collo gli si schiacciarono alcune vertebre e rimediò come il collega nipponico una paralisi dal collo in giù. Questi non sono altro che degli esempi, poiché esistono altri innumerevoli casi di infortuni che, prima o poi, tutti i wrestler dovranno affrontare.

Ciò che ha contribuito alla crescita del wrestling è la fusione della lotta allo spettacolo, difatti il pro-wrestling è anche un grandissimo spettacolo: le musiche d’entrata personali che accompagnano l’entrata dei lottatori, le bellissime scenografie, le gimmick, sono tutti elementi che lo rendono particolare e unico rispetto a tutti gli altri tipi di sport , coinvolgendo un numero vastissimo di appassionati. Non bisogna meravigliarsi se abbiamo visto calcare il ring da personaggi tipo Tiger Mask, Jushin Liger, Iron Sheik, Ultimate Warrior, “Stone Cold” Steve Austin, Roddy Piper, Ted DiBiase, The Undertaker, tanto per fare dei nomi. La molteplicità di personaggi serve proprio per soddisfare l’esigenze di tutti i fan, essendo che c’è chi preferisce il wrestling come sport-entertainment, (quindi come un misto tra lo sport e lo spettacolo, con tanto di gimmick, feud, storyline ecc.) e chi invece preferisce uno stile di wrestling più tecnico e serio (a dispetto della credenza comune, degli italiani in particolare, esistono molte realtà diverse di wrestling, come le varie federazioni indipendenti che forniscono match puramente tecnici, dove lo spettacolo consiste solo nell’incontro “lottato”, ostentando unicamente il lato sportivo), e atleti con abbigliamenti meno vistosi. Il lato del wrestling “entertainment”, è stato spesso oggetto di discussione da parte della critica, e in molti sostengono che esso sia una delle cause principali della brutta reputazione di cui gode. D’altro canto, secondo molti invece è proprio il lato spettacolare del wrestling che lo rende attraente e distinto dagli altri sport, ed ha il merito di rendere l’atmosfera più emozionante e interessante, trascinando nelle arene migliaia di fan, spinti dall’intrecciarsi e il rinnovarsi di rivalità e vicende sempre nuove. Per sfondare nel mondo del wrestling, occorre pure possedere la capacità di coinvolgere il pubblico, e di far interagire attivamente i fan (nel gergo del wrestling si usa il termine “over”) tramite cartelloni, fischi, cori d’incitamento e tutti gli altri gesti che vediamo nelle arene. I più carismatici spesso sono stati chiamati per girare film, con Hulk Hogan, Jesse Ventura, Roddy Piper, Professor Toru Tanaka che vantano maggior presenze nella cinematografia, per non parlare di The Rock (vero nome Dwayne Johnson), uno dei wrestler di maggior successo, che ha addirittura intrapreso la carriera di attore.

I detrattori molto spesso si interrogano sul vero senso del wrestling. Il tutto lo si potrebbe riassumere in una guerra tra i buoni e i cattivi dove alla fine sono i giusti a spuntarla (non sempre però), mentre i malvagi vengono puniti. Le particolari situazioni create sul ring vanno oltre la semplice competizione sportiva e tendono a rispecchiare i valori della vita quotidiana (come la lealtà, l’umiltà, l’amicizia, il bene), nonché i problemi che affliggono la società (quali la disonestà, la corruzione, l’invidia, la cattiveria, ecc.).

Bene alla luce di ciò, spero che le malelingue e i nemici di questo meraviglioso sport riflettano un po’ sulla falsa reputazione attribuitagli (cosa che fa la stramaggioranza dei media italiani), e che prima di sparare sentenze non veritiere, diffamatorie, e frutto di ignoranza sull’argomento, cerchino di documentarsi prima e di rispettare il grande impegno e il duro lavoro, celato dietro ciascuno show, per offrire un prodotto sempre più qualitativo e allettante, e farci assistere a uno degli sport-spettacolo più belli al mondo: il wrestling!

Francesco Iovine

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Una risposta a “Wrestling… finzione o realtà?

  1. Complimenti a Francesco Iovine,
    che, a mio parere, ha saputo così piacevolmente descrivere la storia di questa attività sportiva, facendo anche le debite distinzioni tra ciò che per molti – tra cui ammetto di aver fatto parte io, per primo – considerano il wrestling uno “spettacolo di violenza” e le necessità di spettacolarizzazione di ogni tipo di sport.

    Il dibattito è aperto. Il bello di un “giornale on line” è che non esistono costi di stampa e distribuzione, le informazioni possono essewre costantemente aggiornate, ma soprattutto non esiste alcuna differenza tra chi scrive (la fonte, i mass media, la stampa..) e chi legge (l’audience o i target..).

    Come già ho avuto modo di sottolineare, e non mi stancherò di ribadire, e senza farmi prendere da euforici entusiasmi da “guru della bit revolution”, spero davvero che il Corriere del Web possare diventare sempre più un mezzo di comunicazione totalmente democratico e stimolante per tutti.

    Andrea Pietrarota

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