Giornata della Memoria: per non dimenticare

La tentazione dell’oblio è forte.

Come è forte la tentazione di negare la possibilità che un uomo, un uomo qualsiasi, non un folle, un pazzo, uno “diverso” da noi, possa cadere nella banalità del male.
E diventare banalmente carnefice di un altro uomo.

L’Olocausto, ritengo, abbia avuto diverse caratteristiche lo fanno essere un evento unicum nel Corso della Storia Umana: non solo per i numeri dello sterminio del popolo ebraico, di quello rom, e di tutti quanti si opposero al regime nazista, quanto per l’applicazione scentifica, industriale, seriale, protratta nel tempo, di un genocidio di massa.

Noi che siamo i nipoti dell’ultima generazione che ha vissuto quei tempi atroci,
noi che riteniamo un crimine contro l’Umanità l’uso delle bombe atomiche gettate a polverizzare istantaneamente la vita dei cittadini di Hirosyma e Nagasaki;

Noi che abbiamo visto o letto grazie ai mass-media la drammatica guerra nell’ex Jugoslavia un viviamo in un epoca segnata terribilmente dagli orrori del terrorismo internazionale;
Noi che non accettiamo che ogni uomo posso essere lupo di un suo simile;

Abbiamo il dovere di non dimenticare.
Abbiamo il dovere di cercare di lasciare il nostro mondo un pò migliore di come l’ho abbiamo trovato. Ogni giorno. Quotidianamente. Con il nostro impegno. Con la tolleranza. Con la solidarietà.

Per non vergognarci della specie cui apparteniamo: l’essere umano.
Per me non è retorica. Io ci credo.
Andrea Pietrarota

Se questo è un uomo

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

Primo Levi

“Se questo è un uomo” è la poesia che fa da preludio all’omonimo libro. Qui, Primo Levi, racconta con estrema forza la dura esperienza vissuta nei Lager. In “Se questo è un uomo” vengono raccontate le dure regole dei campi di sterminio. “Considerate se questo è un uomo/Che lavora nel fango/Che non conosce pace/Che lotta per un pezzo di pane/Che muore per un sì o per un no“, ed i versi diventano ancora più forti se paragonati alla normalità descritta dal Nostro: “Voi che vivete sicuri/Nelle vostre tiepide case,/voi che trovate tornando a sera/Il cibo caldo e visi amici” È una poesia che offre anche uno spaccato di storia, facendo luce sui quello che avveniva nei Lager. Profonda è la riflessione di Primo Levi, nel guardare alla condizione delle donne: “Considerate se questa è una donna,/Senza capelli e senza nome/Senza più forza di ricordare/Vuoti gli occhi e freddo il grembo/Come una rana d’inverno.” Il Nostro invita poi a riflettere, anzi, a “meditare” affinché non venga dimenticato quello che è stato.
Per Primo Levi è necessario che ciò che di assurdo qualcuno ha commesso, non cada nell’oblio : “Vi raccomando, queste parole/ scolpitele nel vostro cuore“.

Recensione a cura di Maria Antonietta Izzinosa
on line su: www.netverbum.it/sequestoeunuomo.htm

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