La tutela del diritto d’autore e del diritto d’accesso nell’era dell’informazione e comunicazione digitale

Uno dei temi dibattuti nell’ambito della Conferenza Internazionale su “The Future Digital Economy. Digital content – creation, distribution and access” in merito a questo periodo storico dell’Informazione e Comunicazione Digitale e Globalizzata, viene posto dalla legittimità della difesa di due fondamentali diritti: da una parte tutelare il diritto d’autore e dall’altra abbattere sempre di più le barriere tecnologiche e culturali per garantire un diritto d’accesso a tutti cittadini della Società dell’Informazione.

La rivoluzione digitale dell’Infromation & Communication Technology pone, infatti, sempre più degli interrogativi per trovare adeguate soluzioni e regolamentazioni che proteggano gli autori di contenuti digitali, oggi che, con la convergenza multimediale, tutto è diventato digitale: dalla trasmissione dati all’editoria, dalle telecomunicazioni alla radiodiffusione, cinema e tv, intrattenimento, servizi di ogni sorta..

Se i contenuti digitali non vengono protetti di fatto non hanno valore. Quindi viene meno un meccanismo fondamentale che regola la vita sociale: l’economia.

Per fare un esempio banalissimo, prendiamo il mio caso: un utente internet qualsiasi.
Per me scrivere ora queste righe, che verranno pubblicate gratuitamente e chiunque potrà copiarle e farle proprie, non è evidentemente un’attività di business.

Le sto scrivendo per soddisfare un mio bisogno culturale e di condivisione e confronto di mie personali riflessioni con gli eventuali altri internauti che si imbatteranno in questa pagina del web. Questo per me è gratificante. Ma sicuramente non mi fa portare la cena a casa!

Ma se in questo momento io stessi scrivendo, come attività professionale, per esempio, un romanzo, o un programma software, uno studio di interesse pubblico, la musica di una canzone, il copione di un film, certamente vorrei che il mio impegno lavorativo e il mio sforzo intellettuale mi venisse riconosciuto, economicamente remunerato, e non vorrei che qualcun altro se ne appropriasse indebitamente.

Sempre per fare un esempio vicino alla quotidianità, programmi come il famoso Napster che è stato utilizzato per anni per scaricare gratuitamente musica di ogni genere sul proprio pc, fare copie non autorizzate di film, ma anche fotocopiare oltre un certo numero di pagine di un libro di testo scolastico, di fatto, hanno finito per ledere sensibilmente i legittimi interessi economici dei produttori di queste diverse opere dell’ingegno umano, che con la digitalizzazione sono riproducibili da chiunque con estrema facilità.

La rivoluzione digitale quindi pone dei problemi al copyright, o diritto d’autore, o proprietà intellettuale.

D’altro canto la bit revolution è il fondamento che per molti studiosi fa sì che mai come in questo periodo storico, (una buona parte del) l’umanità ha avuto a disposizioni strumenti e mezzi che consentono un accesso all’informazione (concepita in tutti suoi sensi: dalle news giornalistiche alle opere intellettuali) di massa.

Una volta anche lo scrivere era un mezzo di comunicazione, privilegio di solo ridotte minoranze. E non sto pensando all’antico Egitto e agli scriba: l’alfabetizazione di massa in Italia è avuta nel secolo scorso.. meno di 100 anni fa.

Oggi io (cioè un essere umano che ha avuto la fortuna di nascere in una società “occidentale”, che per quante ingiustizie abbia, mi fa appartenere al “primo mondo” e non al “terzo mondo” e all’interno di questo mondo, ho l’accesso e relative competenze (minimali: nons ono un informatico) ad internet e posso accedere alla più grande biblioteca mai esistita prima.
Col cellulare pocco comunicare a distanza e in movimento e sempre più il telefonino sta diventando il terminale non solo per comunicazioni “parlate”, ma sempre più multimediali.
Con la tv digitale (satellitare o terrestre) posso accedere a programmi e canali in altre lingue..

E così via. Oggi i mezzi di comunicazione del Terzo Millennio sono tecnologie di libertà (come scrisse nell’omonimo saggio lo studioso Ithiel De Sola Pool), di democrazia partecipata, e ogni cittadino ha diritto ad accedervi, e questo diritto d’accesso deve essere garantito ed esteso sempre di più a tutta l’umanità.

Che ne pensate voi?

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Andrea Pietrarota, apietrarota@libero.it

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