LA SCUOLA TRENTINA VA NELLA DIREZIONE GIUSTA E PUNTA A RINNOVARE ANCORA DI PIÙ LA DIDATTICA

Presentato il Sesto Rapporto del Comitato provinciale di valutazione

LA SCUOLA TRENTINA VA NELLA DIREZIONE GIUSTA E PUNTA
A RINNOVARE ANCORA DI PIÙ LA DIDATTICA

Trento 7 marzo 2006– Il sesto Rapporto generale del Comitato di valutazione, presentato in mattinata presso la Sala della Cooperazione in via Segantini a Trento, ha confermato l’ottimo stato di salute del sistema scolastico e formativo della Provincia autonoma di Trento. I livelli quasi d’eccellenza della scuola trentina, vengono confermati dai risultati delle indagini internazionali, a cominciare da quelle recenti dell’OCSE Education, che restano valide anche se per alcuni test d’apprendimento non sono stati coinvolti i ragazzi della Formazione professionale. “Malgrado alcuni punti di debolezza, a cominciare dallo scarso coinvolgimento degli adulti nell’apprendimento e nella formazione permanente, stiamo andando nella direzione giusta per affrontare le sfide che il Comitato ha elencato nella parte finale del Rapporto, e proprio in questa direzione vanno i contenuti del disegno di legge provinciale che spero venga approvato prima dell’estate dal Consiglio provinciale”.

Con queste parole ha concluso il suo intervento il presidente della Provincia autonoma di Trento alla presentazione del Sesto Rapporto sul sistema scolastico e formativo della Provincia autonoma di Trento. “Sulla valutazione – ha ricordato il presidente dalla Provincia – siamo passati dal tabù ad una crescente consapevolezza in ordine di importanza, siamo passati da una valutazione di sistema ad un sistema che si valuta nelle molte forme ritenute più idonee, dalla valutazione di sistema, appunto, all’autovalutazione degli istituti, dalle indagini sugli apprendimenti alla valutazione dei dirigenti scolastici, fino all’evoluzione più recente sulla valutazione esterna delle singole scuole e spero – gradualmente e con equilibrio – anche alla valutazione dei docenti”.

La conclusione della sua riflessione, però, il presidente l’ha voluta riservare a quello che ha detto di ritenere da sempre “il cuore” della scuola, ovvero la didattica. “Il Rapporto ci dice che l’introduzione dell’autonomia degli istituti ha voluto dire innovazione organizzativa e istituzionale, ma non ancora, o almeno con parimenti innovazione nella didattica. Credo e spero che autonomia e riforma vogliano anche dire, più di quanto oggi già non avvenga: fare scuola in modo nuovo, attenti come sempre agli aspetti agli studenti più deboli, ma anche alla sfida dell’eccellenza”.

Riguardo alle altre “nuove sfide per il sistema trentino” (questo il titolo anche del Sesto Rapporto), il presidente si è soffermato sul ritardo nell’apprendimento degli adulti e sulla necessità dei riequilibri territoriali. “Su questi temi non a caso possiamo intrecciare due leggi di riforma sulle quali siamo oggi impegnati: quella sulla scuola e la riforma istituzionale. Sfide, che ci portano al necessario coinvolgimento delle comunità locali, già da tempo attente a quanto succede nel sistema scolastico e formativo trentino”.

I risultati del Sesto Rapporto sono stati illustrati da Giorgio Allulli, presidente del Comitato di Valutazione, e dai due componenti dello stesso: Luisa Ribalzi, per tutti gli aspetti riguardanti l’introduzione dell’Autonomia nelle scuole, e Michele Colasanto, per il rapporto con il mondo dell’impresa e del lavoro.

Per lo scenario nazionale sono intervenuti Antonio Pileggi – Dirigente Dipartimento per l’Istruzione del Ministero (MIUR) e Lina Grossi – Rappresentante INVALSI, l’Istituto di Valutazione nazionale.

A presiedere la prima parte della mattinata, l’assessore provinciale all’istruzione e alle politiche giovanili. (m.c.)

“Le nuove sfide per il sistema trentino”
Sesto Rapporto sul sistema scolastico e formativo trentino

Il sesto Rapporto generale del Comitato di valutazione del sistema scolastico e formativo della Provincia di Trento, che esce in una fase di riordino del sistema dell’istruzione e formazione, sia a livello nazionale che a livello provinciale, conferma gli elementi positivi del sistema trentino già riscontrati nelle precedenti analisi:

  • emergono risultati molto buoni dalle indagini internazionali sugli apprendimenti, che posizionano il rendimento degli alunni trentini ai primi posti del mondo;
  • cresce il successo formativo dei giovani trentini, nettamente superiore alla media nazionale, ed in linea con gli obiettivi europei che pongono come traguardo minimo l’85% di diplomati e qualificati:
  • scende l’abbandono al 10%, raggiungendo anche in questo caso il traguardo europeo.
Sul versante delle risorse viene confermato il forte investimento che il Trentino dedica alla scuola ed alla formazione, di gran lunga superiore alle medie nazionali ed europee.
Pertanto un alunno trentino costa ogni anno alla Provincia oltre 8.800 euro, il 50% in più di quanto costi mediamente un alunno italiano allo Stato.

Il buon funzionamento del sistema trentino è confermato dalle famiglie che si dicono molto od abbastanza soddisfatte riguardo:

  • la qualità delle scuole (92,7%);
  • l’organizzazione delle scuole (89,7%) ;
  • l’apertura delle scuole al territorio (88,9%).
Vi è invece soddisfazione minore per la qualità delle strutture

Sono bassi invece i livelli di competenza e di partecipazione alla formazione da parte degli adulti: l’indagine internazionale sulle competenze possedute dalla popolazione adulta mette in evidenza livelli di competenza più bassi rispetto agli altri Paesi partecipanti all’indagine. Anche il tasso di partecipazione degli adulti trentini ad attività di formazione permanente, pur superiore alla bassa media italiana, risulta lontano dall’obiettivo fissato nel processo di Lisbona per quanto riguarda questo particolare aspetto.

Perde capacità di attrazione l’Istruzione tecnica: sebbene i suoi studenti ottengano buoni risultati nelle prove oggettive di apprendimento, nel giro di 10 anni la quota dei suoi iscritti è scesa dal 45,7% al 36,2% del totale degli iscritti alla scuola secondaria, perdendo così quasi il 10% di capacità di attrazione.

Nel mercato del lavoro rimane buona la spendibilità della qualifica professionale, mentre crescono le difficoltà per i diplomati. Scendono invece i livelli di occupazione dei diplomati.

Insomma diversi segnali (l’aumento di oltre 12 punti percentuali del tasso di passaggio dalla scuola all’università, le crescenti difficoltà occupazionali dei diplomati, la diminuzione percentuale dell’affluenza agli Istituti tecnici, mentre cresce l’affluenza ai licei) mostrano come il Trentino sta abbandonando il suo modello di scolarità tradizionale, rivolto soprattutto a creare professionalità intermedie per il mondo del lavoro, e si sta indirizzando verso un nuovo modello di scolarità, dai contorni per il momento ancora non ben definiti, ma sicuramente più articolato e più spostato verso l’alto.

postato da Carmine Granato

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