FISEASSOAMBIENTE: Gestione dei rifiuti urbani, concorrenza frenata dai “monopoli pubblici”

In attesa dell’applicazione del Testo Unico che sancisce l’obbligatorietà del ricorso a gara, i dati Assoambiente evidenziano gli ostacoli alla creazione di un mercato realmente competitivo

Gestione dei rifiuti urbani: concorrenza frenata dai “monopoli pubblici”


Roma, 13.03.2006 – Persistono i monopoli pubblici nella gestione dei rifiuti urbani, spesso anche in violazione della normativa e con evidenti ricadute sull’efficienza ed economicità dei servizi e sul mercato delle aziende private.

E’ quanto emerge dal III Rapporto su “Le forme di gestione dei rifiuti urbani”, che sarà disponibile a Padova nel corso del salone SEP dal 15 al 18 marzo ed è stato presentato stamane a Roma alla presenza, tra gli altri, del Presidente della Commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti Paolo Russo. Nello studio appare evidente la crescita rispetto al 2002 della gestione dei servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani (RU) da parte delle società pubbliche (+4,8%) e delle società miste (+4%), mentre si registra un ulteriore calo delle private. Per queste ultime, il calo del 5% verificatosi nell’ultimo triennio va sommato al precedente dato relativo al periodo 1998-2002 che complessivamente porta a una riduzione del 7,7% in termini di Comuni serviti. Altrettanto critica è la contrazione, se si guarda alla popolazione servita che complessivamente passa dal 38,9% al 30,7% nel periodo 1998-2005. La società mista, invece, vede rallentare il proprio trend di crescita (+7% circa), pur raggiungendo un valore significativo.

“Le criticità del settore più volte denunciate sono dovute anche alla crescita del mercato delle società pubbliche”, dichiara il Presidente di FISE Assoambiente, Giulio Quercioli Dessena, “quasi esclusivamente dovuta ad affidamenti diretti, spesso in contrasto con le indicazioni dell’antitrust e della giurisprudenza comunitaria o, in non pochi casi, mediante l’acquisizione di simboliche partecipazioni azionarie che rappresentano veri e propri escamotage ai soli fini di evitare la gara”.

Il Rapporto accerta la diffusione ormai capillare delle raccolte differenziate: il 98,5% dei Comuni effettua raccolta differenziata di almeno una tipologia di rifiuto.
Da sottolineare è l’aumento considerevole delle raccolte di tutte le tipologie di “rifiuti meno tradizionali” nei Comuni: gli inerti, che hanno registrato rispetto al 2002 una crescita del 39,2% dei Comuni; i RAEE (rifiuti elettrici ed elettronici) che erano al 53,2% sono ora raccolti dall’88,7% e così anche per altre tipologie di rifiuti ambientalmente importanti. Meno evidente è la crescita percentuale dell’organico per compost da utilizzare in agricoltura che nel 2002 era al 58,1% e che attualmente sale al 63,6%. Resta ancora alta la percentuale dei Comuni, circa il 63%, che si affidano alla discarica per lo smaltimento dei rifiuti, anche se il dato, in costante diminuzione (-13,7% rispetto al 2002), risente delle nuove disposizioni in materia di discariche (Dlgs 36/03).

Di conseguenza, si riscontra un incremento a livello nazionale del 15,2% della selezione automatica che comprende anche la produzione del combustibile da rifiuti (CDR).
Cresce, soprattutto al Nord, il ricorso all’inceneritore utilizzato dal 23,7% dei Comuni, corrispondente a 8.958.994 di abitanti.

“Nonostante l’aumento” dichiara Monica Cerroni, Presidente del Settore rifiuti urbani di Assoambiente, “rimane di fatto assente o carente in molte realtà tale tipologia di trattamento anche per quanto concerne il recupero energetico del CDR. Vi è infatti la necessità, anche al fine di superare le emergenze dichiarate nelle Regioni del Sud Paese, di industrializzare il comparto mediante la realizzazione del ciclo integrato dei rifiuti urbani con tutte le tecnologie all’avanguardia oggi disponibili”.

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