ELECTA PRESENTA LA SETTIMANA DELLA CULTURA 2006

PROGRAMMA APPUNTAMENTI SETTIMANA DELLA CULTURA 2006
a cura della

SOPRINTENDENZA PER IL PATRIMONIO STORICO ARTISTICO ED ETNOANTROPOLOGICO PER LE PROVINCE DI MILANO BERGAMO COMO LECCO LODI PAVIA VARESE SONDRIO

In occasione dell’VIII settimana della Cultura, indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la pinacoteca di Brera organizza due incontri con il pubblico dedicati a due significativi restauri ultimati nel corso del 2006:

Martedì 4 aprile 2006, ore 17 (palazzo di Brera, cortile d’onore – sala della Passione):
Giovanni Boldini maestro della belle époque. Il Ritratto di Emiliana Concha de Ossa, detto Pastello bianco

Il ritratto di Emiliana Concha de Ossa, signorina della buona società cilena, giunta a Parigi con la famiglia, fu realizzato da Giovanni Boldini nel 1888 con la raffinata tecnica del pastello, in cui il celebre artista italiano si perfezionò anche su formati di grandezza eccezionale, come in questo caso.
Il successo di pubblico e di critica dell’opera fu immediato: presentato all’Esposizione Universale di Parigi del 1889, il Pastello bianco – titolo con il quale l’opera in breve divenne famosa – ottenne la medaglia d’oro e recensioni entusiastiche che evidenziavano le indubbie capacità virtuosistiche dell’artista nell’uso di una tecnica così particolare.
L’opera, esposta in occasione della sedicesima edizione del ciclo Brera mai vista, è stata sottoposta ad un delicato restauro, durante il quale sono stati eliminati i problemi di cattivo tensionamento della sottilissima tela e dello spolvero dei colori a pastello, che non aderivano più al supporto.
Parleranno di Giovanni Boldini e del ritratto della bella Emiliana Concha de Ossa il professor Fernando Mazzocca e la dottoressa Anna Villari; illustreranno le fasi essenziali del restauro che ha riportato il pastello al suo originario splendore Barbara Ferriani e Paola Borghese.

Venerdì 7 aprile 2006, ore 17 (palazzo di Brera, cortile d’onore – sala della Passione): Il restauro della Crocifissione di Michele da Verona

Realizzata da Michele da Verona nel 1501, come esplicitamente ricordano la data e la firma apposte dall’artista sul basamento in marmo della colonna a destra, l’enorme tela, che misura oltre sette metri di lunghezza per oltre tre metri di altezza, decorava il refettorio del Monastero di San Giorgio in Braida, di proprietà dei Canonici Regolari di San Lorenzo Giustiniani, restaurato fra il 1477 e il 1518.
L’opera, a lungo ignorata dalle fonti, come del resto il suo autore, a cui accenna brevemente solo Bartolomeo da Pozzo nelle sue Vite de’ pittori veronesi, fu entusiasticamente descritta da Gianbettino Cignaroli, uno dei pochi fortunati che ebbero la possibilità di entrare nel monastero di San Giorgio.
Scarse sono le notizie biografiche e non sempre lusinghieri i giudizi nei confronti di Michele da Verona, nato intorno al 1470 e considerato allievo di Domenico Morone sulla base della sua documentata collaborazione con Francesco, figlio di Domenico, negli affreschi della chiesa di santa Chiara: giudizi che andranno sicuramente riconsiderati alla luce dei risultati del complesso restauro.
Ne parleranno Mariolina Olivari della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico della Lombardia Occidentale e Carlotta Beccari a cui è stato affidato il restauro.

Da 1 febbraio al 9 aprile 2006
Brera mai vista. La Belle Epoque. Il pastello bianco di Giovanni Boldini
Milano, Pinacoteca di Brera (sala XXXVII)

Nel 1888 Giovanni Boldini informava l’amico Cristiano Banti di avere in pochi mesi eseguito ben sei grandissimi ritratti a pastello, ‘tutti di signore americane del Sud’: fra questi l’ultimo ad essere terminato era stato quello di Emiliana Concha de Ossa noto anche con il titolo di Pastello bianco, l’opera cui è dedicata la sedicesima edizione del ciclo Brera mai vista.
La giovane ragazza, appena diciottenne, era una delle nipoti di Ramòn Subercaseaux, brillante diplomatico, scrittore e pittore dilettante, committente e poi amico di John Singer Sargent, il pittore che aveva introdotto Boldini nella cerchia dei ricchi cileni in viaggio per le capitali d’Europa: ‘bella come un amore’ aveva ammaliato persino l’ormai famosissimo pittore italiano, nel cui studio ambiva posare tutta la buona società europea e ogni sorta di miliardarie americane, appena giunte a Parigi, pronte a svaligiare le case di moda e a tentare l’impossibile pur di avere un ritratto di Boldini da esibire in salotto; dalle sedute di quella giovane e ancora timida ragazza nell’atelier più in voga del momento, scaturì un capolavoro, premiato all’Esposizione Universale di Parigi del 1889,e in cui la critica contemporanea riconobbe una svolta artistica del Boldini, ormai teso a rappresentare una femminilità suprema ed irresistibile, correttissima e pudica… come evocazione di assoluta purezza d’animo.
Il maestro fu consapevole da subito di questo felicissimo risultato, raggiunto grazie anche alla maestria con cui sapeva padroneggiare la tecnica del pastello anche su vaste superfici, degno erede della grande tradizione ritrattistica settecentesca di Raphael Mengs e Rosalba Carriera; perciò non si volle mai privare di quella opera così fragile eppure così ipnotica: essa rimase gelosamente conservata nel suo atelier fino a quando la vedova Emilia Cardona non la donò allo Stato Italiano, che la destinò a Brera.
Al seguito della famiglia Concha partì per l’America del Sud una seconda versione del ritratto della bella diciottenne, prontamente eseguito dal maestro, forse timoroso di non riuscire più a raggiungere quei sottili trapassi di luce, quei tenui passaggi di toni di bianco del vestito di mussola leggerissima – bianco neve, bianco crema, bianco panna- che rendono assolutamente straordinari gli accordi cromatici dell’abito vaporoso con la rosea carnagione di Emiliana e il nero collarino che le cinge il lungo collo.
Un risultato così perfetto fu raggiunto grazie anche alla tecnica del pastello su tela, che Boldini aveva affinato negli anni, fiducioso nelle innovazioni della tecnica: i nuovi pastelli immessi sul mercato erano composti con colori sintetici, assolutamente inalterabili, almeno così assicuravano i commercianti, e grazie anche a nuovi fissativi non si sarebbero alterati nel tempo.
Purtroppo il ritratto di Emiliana Concha de Ossa non ha resistito, come il maestro sperava: il colore, persa ormai ogni coesione con la tela, che si è rilevata così fine da simulare una seta, e preparata con una stesura chiara, cominciava a polverizzarsi: muffe e allarmanti alterazioni cromatiche erano evidenti in più punti sia sul recto che sul verso della tela; quest’ultima era ancorata al telaio originale mediante chiodi e sellerine, sistema non più idoneo in quanto non ne assicurava più una tensione graduale, controllata e continua.
L’opera è stata perciò sottoposta ad un lungo e delicato restauro, generosamente finanziato da Casimiro Porro, e affidato alle cure di Barbara Ferriani e Paola Borghese, preceduto da una serie di indagini, a cura di Giovanni Testa, Manrico Firpi, Thierry Radelet e Giuseppe Laquale.
Con un particolare sistema messo a punto da Equilibrarte, su modello realizzato negli anni Cinquanta da Roberto Carità per l’Istituto Centrale del Restauro, si è potuto trasformare il telaio originale in telaio a tensione continua, mediante meccanismi a molla montanti sul retro, permettendo così alla tela di scorrere libera lungo i bordi.
Il grande ritratto, recentemente concesso in prestito alla mostra monografica dedicata all’artista ferrarese nel 2005, è ora esposto nella sala XXXVIII della Pinacoteca di Brera, accanto ad una piccola tela, gentilmente prestata dal Museo Boldini di Ferrara, raffigurante Donna in nero che guarda “il pastello bianco”, singolare scena di atelier, in cui una sottile figura in nero – forse la stessa Emiliana -, vista di schiena, osserva il pastello bianco.

Attività sul territorio

In occasione dell’VIII settimana della Cultura, indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico e Etnoantropologico della Lombardia occidentale organizza alcuni incontri con il pubblico dedicati alla conoscenza e alla tutela del patrimonio:

Martedì 4 aprile 2006, ore 9 –18 (Sondrio, Palazzo Sertoli. Piazza Quadrivio)
Convegno: Tutela e conservazione delle opere d’arte nelle valli della provincia di Sondrio

ore 9.30: dott.ssa SANDRA SICOLI , funzionario storico dell’arte, Soprintendenza per il
Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della
Lombardia :
Problemi di tutela e conservazione del Patrimonio Artistico in provincia di Sondrio

ore 10: capitano ANDREA ILARI, Comandante del “Nucleo Carabinieri Tutela del Patrimonio
Culturale” di Monza
La tutela dei Beni Culturali : l’attività dei carabinieri

ore 11,30: dott.ssa ANGELA DELL’OCA, direttrice del Museo Civico Valtellinese :
Presentazione della mostra sui restauri della scultura lignea nelle valli

Ore 14,30: Dott. Daniele Pescarmona , funzionario storico dell’arte, Soprintendenza per il
Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della
Lombardia orientale

ore 15,15: dott.ssa CECILIA GHIBAUDI , funzionario storico dell’arte, Soprintendenza per il
Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Lombardia orientale
Restauri nell’alta Valtellina: quesiti, proposte, soluzioni

ore 15,30: PAOLA GUSMEROLI, restauratrice, Sondrio
Il trittico ligneo di Cepina

ore 16: dott.. MAURO BERNABEI, Istituto IVALSA- CNR, S. Michele all’Adige
Le analisi dendrocronologiche applicate al restauro

ore 16,30: PATRIZIA GREPPI, restauratrice, Sondrio,
Il restauro della tela di Sant’Abbondio a Tresivio

ore 17: ALDO BROGGI, restauratore, Morbegno,
Il restauro degli angeli sull’altare della Madonna di Tirano

Venerdì 7 aprile 2006, ore 16,30 (Pavia, Chiesa del Carmine. Piazza del Carmine
Le esequie di Sant’Alberto. Un restauro per la chiesa del Carmine di Pavia

La dottoressa Letizia Lodi della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico della Lombardia occidentale, presenterà il restauro del dipinto raffigurante “Le esequie di Sat’Alberto”, realizzato da un anonimo artista del XVII secolo per la chiesa del Carmine di Pavia. Interverrà la restauratrice Cristina Ansaloni. Nell’occasione, con un breve excursus, saranno ricordati anche i precedenti e interessanti restauri eseguiti sui dipinti della chiesa, fra cui una “Sant’Anna” di Moncalvo.

Venerdì 7 aprile 2006, ore 18 (Varese, Caffè Zamberletti. Via Manzoni, 14)
Pietro Antonio Ma gatti: rivelazioni da un restauro

Il volume, dedicato al restauro della Madonna del Rosario, realizzata dal Magatti per la chiesa di San Vittore a Varese, sarà presentato da Isabella Marelli della Soprintendenza per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico della Lombardia Occidentale e da Linda Stanchi, presidente dell’International Inner Wheel (Club Varese e Verbano PHF), che ha generosamente finanziato il restauro. Sarà presente Valeria Villa, cui è stata affidata l’opera per l’intervento di restauro.

Per visualizzare le immagini cliccare sul titolo dell’articolo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...