MOSTRA PERSONALE SOGNO METAFISICO :ENIGMA O VISIONE

articoli critici e immagini
SOGNO METAFISICO: ENIGMA O VISIONE?

Mostra di pittura di Tiziana Curti

Dal 2 al 31 di Marzo del c. a., presso la galleria dell’Arena Cinecittà, in via Pisana 576 a Firenze, si tiene la mostra della pittrice e poetessa Tiziana Curti dal titolo intrigante “SOGNO METAFISICO: ENIGMA O VISIONE?”. La mostra è voluta da Fabrizio Borghini, Giovanni Santi e Roberto Cellini Presidente e Direttore artistico del Centro d’Arte Modigliani.

Il successo della manifestazione era inevitabile dopo la mostra recententemente tenuta presso lo storico salotto fiorentino rispondente al nome magico di “Giubbe Rosse”. In occasione di quel vernissage furono svelate, ce ne fosse stato bisogno, le due vene artistiche di Tiziana Curti: la pittura e la poesia. Nei linguaggi necessari alle sue arti, pittura e poesia, la nostra artista si manifesta in maniera diversa, ma solo per le tecniche d’espressione necessariamente impiegate per ognuna delle discipline artistiche. Il suo sentire è fortemente permeato da visioni di occhi contemplanti una sorta di “già stato”, forse personale, forse fantasioso, forse più semplicemente rispecchiante entrambe le motivazioni.

Entrando nella sala espositiva, di primo impatto, sembra trovarsi davanti una pittura aggressiva e cruda poi, avvicinandosi ad ogni opera, l’animo si rasserena e tutto è più leggibile, altamente interpretativo e ben condotto tramite l’espressione pittorica molto icastica. Il linguaggio usato è semplicemente sorprendente, sia per la fantasia, sia negli accostamenti figurativi e simbolici di ogni tela dalle tinte forti. Nelle opere di questa artista non vi è rappresentata, fisicamente, figura umana, ma in quei paesaggi di tramontata vita segni di esistenze transitate sono visibili, anzi, ne sono le rappresentazioni primarie. La voce narrante dell’intera opera è un paesaggio disfatto, tormentato da una luce cromaticamente infida e incerta, forse timida col suo disegnare ombre leggere quasi siderali. Tralicci, non più conducenti energia elettrica, spalancano le braccia a cieli di poca affidabilità vicino a fabbricati di dimenticata operosità industriale, il tutto posto vicino a cubiche ex abitazioni dagli occhi vuoti delle loro finestre, dal malinconico ricordo di persone e cose vissute in altri giorni. Le tele della Curti sono un compendio simbolico di alta conoscenza proprio del simbolo, quello inequivocabile da impiegare nella comunicazione, quella vera, quella esprimente la volontà dell’artista di fare una cosa comune, espressione e lettura, per divenire a quel “comprendersi” centrale tra artista e fruitore dell’opera.

Una tela dal titolo “Rovine”, indica il passaggio della storia con i pochi elementi rappresentati, vi figurano delle rovine, appunto, ed un libro dalle pagine svolazzanti in preda all’elemento aria forse capace di raccontare cosa avvenne, in altra era, in quel posto, in quei luoghi divenuti impossibili e raffigurati in tutti i dipinti. Qualche volta i cieli di quei paesaggi desueti hanno la cromaticità infida dell’ocra, altre volte quella di un viola pesante quasi da immaginarsi la preclusione dell’ossigeno vitale; anche la terra è pesante, ha il colore della terra di Siena per di più bagnata; in quei paesaggi insistono, nella loro ragione di essere, dei laghi dal colore pesante ottenebrando ogni possibile trasparenza di quell’acqua immota. La terra si spacca in grafici zizagare di linee, le aperture mostrano altra acqua o secchezze senza speranza, il tutto avviene sotto luci offerte dal cielo più basso ancora non distaccato completamente dalle possibilità di vita. Alle finestre si muovono, in diuturna danza, brandelli di tende poste dagli ultimi abitanti a riparo di un cuocente fuoco. Ecco tutti gli elementi primordiali esprimersi nella loro rappresentazione, quella sapiente dell’artista. L’aria capace di muovere le pagine della storia raccontata sul libro di “Rovine”. Il fuoco dalla sua opera desertificatrice capace di annientare ogni umana vita dopo aver, in altri tempi, reso possibile la vita stessa. La terra non più donatrice di pomi ristoratori e chiome elargitrici frescure, una terra spaccata però, ancora una volta offrente la possibilità di riflessione con le sue aperture, quelle necessarie per svelare il senso, le verità ctonie di cui l’uomo ha ancora bisogno per conoscere se stesso. L’acqua è forse, dei quattro, l’elemento più rappresentativo in queste opere osservanti una grande coerenza stilistica, quella visibile nelle aperture della terra più rassicurante di quella dei laghi in superficie, ma ancor di più quella elargita da fantastiche aperture operate dall’artista nei cieli mostranti, a seconda delle opere, mondi altri, squarci di effettiva speranza dove i cieli e l’acqua hanno un colore normale e ne fa dono, se così si può dire, al mondo sottostante dalle negate possibilità di vita. Sono squarci altamente simbolici, due mondi capaci di interagire tra loro, il possibile e il letale, come potesse, la volontà di un’artista far rivivere il nulla, un deserto creato dal male con la salvifica funzione, non solo simbolica, dell’acqua, elemento di primaria ed essenziale valenza.

E’ nella natura della donna quello di immaginare mondi diversi, dall’aiuto cui lei soltanto è capace di offrire per le sue alte peculiarità, creatrice di vite e di impartire loro, a sua volta, le dritte per un’esistenza conforme alle regole umane. Hanno quindi un alto significato quegli squarci nei cieli operati da Tiziana Curti, un soccorso tempestivo in quell’estremo mondo raffigurato nei suoi dipinti, il segno di speranza ulteriore illuminante ogni passo descrittivo del proprio narrare pittorico.

In quelle epoche immaginarie in cui, in quei luoghi vi era vita, l’opera rimase incompiuta, figurano infatti delle pietre grezze su cui l’umano non aveva fatto in tempo a operare la levigazione, simbolicamente parlando, rammarico di non aver raggiunta la conoscenza delle cose più alte.

La donna contiene moltissime cose, la Curti ce lo ricorda ponendo, su quasi tutte le tele, dei vasi e bottiglie policrome, contenitori di qualcosa, oppure no, in ogni caso rappresentanti la possibilità di offrire ai “posteri” il contenuto della storia fatta di vite, ingegni, abbandoni e la speranza di ritrovarsi in un Eden di altri colori, popolato di buone volontà dove il coro di cherubini avrà finalmente vinto la battaglia con la tenebra, allora si potrà leggere la storia della storia.

Tiziana Curti conosce benissimo il contenuto di quei vasi, il suo segreto è custodito insieme a quelli di donna, ma questo lo può confidare ai fruitori delle proprie opere, forse tramite quelle future sicuramente altrettanto intriganti quanto quelle in mostra.

Carlo Ciappi

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2 risposte a “MOSTRA PERSONALE SOGNO METAFISICO :ENIGMA O VISIONE

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