GIOCHI

in questa pagina i giochi proposti dal gruppo Accademia Alfieri 2 , tutte gare a carattere poetico per stare insieme e condividere l’amore per la poesia .

Il primo gioco o sfida sarà sullo schema metrico del Rondò italiano quartine incatenate a rima ABAB BCBC CDCD EFEF…..XAXA ABAB (inventato da Dalmazio Masini )

Potete esprimere il vostro voto  clikkando sul link che metterò su facebook

IL PRIMO CHE HA ACCETTATO LA SFIDA E’ ROBERTO MESTRONE

QUANDO IL CIELO SI FA VANTO
( Il cielo del mio dieci Agosto 1982 )
 
È il dieci agosto, e il cielo si fa vanto
del lacrimar di stelle a notte fonda.
Cerco il tuo sguardo ad asciugarmi il pianto
 e a consolare il cuore che sprofonda.
 
L’angoscia dei miei giorni è come l’onda:
decisa a inabissare chi è sconfitto
da mostri con la forza furibonda,
non paghi di sommergere un relitto
 
.Non ha nessun carnefice il delitto
compiuto senza l’arma per ferire:
da cento voci amare son trafitto…
 mi manca anche il coraggio di fuggire.
 
In tasca son rimaste poche lire,
le spenderò per acquistare fiori:
li poserai dove sarò a dormire
tra marmi, lumi accesi e finti allori.

Ma adesso tu mi manchi e quei bagliori
di luci condannate a farsi spente
digradano dicendo: quando muori
la vita tua che fu non conta niente;

è l’anima a campare: lei non mente
agli Angeli del Cielo accorsi in volo
per ricondurla al Padre Onnipotente.
Per Lui pure il malvagio è un buon figliolo!

Mi torna il sole in petto! Quel crogiolo
di flebili fiammelle è un dolce incanto
acceso in firmamento. Non son solo!
C’è Dio sopra il mio tetto… e mi sta accanto.

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SECONDO CONCORRENTE FRANCO CECCHINI

AL SUGO DI RONDO’

Viaggio nelle rime rutilanti
insieme a grandi firme “concorrenti”
che mossero per balli anche i cantanti
e fanno scuola a piccoli e potenti.

Rime lievi le mie, senza ornamenti
scritte all’impronta e messe nel corbello,
farle leggere e aver suggerimenti,
sperando …. non aver fatto macello!

Per non esser di tutti Voi zimbello
e anche“meleggiato” per la vita,
presi Messer Dalmazio a mio modello
e spero che la cosa sia riuscita.

La rima sul rondò Vi sia servita
Signori commensali dell’Alfieri,
prendetela per come è concepita,
commentate ma andateci leggeri:

non coprite l’infame d’improperi!
Siate gentili amici miei, amanti
della gioia che dà non esser seri
prendiamo bacchettate da birbanti!!!–

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TERZO CONCORRENTE SILVIO D’AMICO

STELLA CADENTE

Sulla tela dorata sei volata
come stella fortunata e lucente ,
sopra una terra dal tempo segnata
tu voli splendente, corri sfuggente.

Sei libera, sei stella, sei cadente
e rifulgi, sorridi, bella, cheta.
Ecco! Sei mia! Ora! Tu! Immensamente ,
che l’impulso eterno intorno è meta

Ora l’inizio si incontra e si acquieta
nella fine, e diventa eterno, dove
nasce luce che luminosa e lieta
brilla negli occhi del padre, tu Giove.

Ecco! Sei infine giunta alle dimore
sulla luna che ti accoglie in culla
in ascolto del silenzio e dell’amore
in ristoro del tuo cuore che brilla.

E aspetti il sole per restare sola
e la luce dove alcuno rapisce
la fugace scintilla che consola
il più bello fra i sogni, mentre giosce.

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quarto concorrente MILVIA DI MICHELE

Milvia Di Michele

Un foglio bianco, qui, sul tavolino,
aspetta un mondo che Maria colori,
di rosso,verde,giallo e di turchino,
che ci racconti storie dei suoi amori.

.

Ride Maria, perchè non ha timori
e racconta di un bacio e una carezza ,
presi, s’incantano due ammiratori:
Maria ride, e il loro cuore spezza.

L’uno dei due, vinto da tristezza,
chiede alla bella – donami un sorriso!
Maria l’ascolta, piena d’allegrezza
e tutto le s’illumina il bel viso.

Un foglio bianco ora è un Paradiso
perchè dentro risplende un bel gioiello
-Dona a me pure , dammi il tuo sorriso!
Si lagna e prega ora anche Marcello.

Risponde lei, guardando il giovincello
-Piangi ma non sai che il tuo destino
colore ha , e come un fiore è bello
dolce amore mio, caro Arlecchino!

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QUINTO CONCORRENTE EMILIANO BUTTERONI

DI NOTTE ( primo rondò di un libero cialtrone)

Di notte il gran Poeta appare vivo,
è come se del buio fosse madre,
mentre la luna bacia il dolce olivo,
gli appaiono più nitide le strade.

Di notte affonda e affila le sue spade,
tagliando ogni pensiero come burro,
che meraviglia; e mentre questo accade,
il vento freddo io con lui percorro.

Non serve a niente in alto il cielo azzurro,
gli basta chiuder gli occhi…e tutto tace,
mi spiega il mondo con un sol’ sussurro,
povertà, fame, gioia, guerra e pace.

E’ un cantastorie abile e capace,
lenire al mondo sa le sofferenze
volando lento simile a un rapace,
sui tetti rossi della sua Firenze .

Lo sguardo suo non teme le apparenze,
e rende le persone più sicure,
in fondo non ci sono differenze,
le facce tutte, al buio sono scure.

Di notte ogni poeta trova cure,
è come se del buio fosse padre,
mentre la luna osserva selve oscure,
diritte vie appaiono leggiadre.

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SESTO CONCORRENTE  VITTORIO VERDUCCI

MEMORIE LONTANE

La calda fragranza del pane
ch’usciva, ho sentito, dal forno,
e a care memorie lontane
ha fatto la mente ritorno:
di quella fragranza era adorno
il desco di casa, di buono
croccava, era un lieto contorno
per me, come un dono.

È un dolce, suadente, abbandono
che fa nel rimpianto la mente:
la casa, felice nel suono
di voci passate, ora spente,
di poco, arredata, di niente,
la casa… ma quanto fu bello
quel tempo che vissi innocente
nel vecchio castello!

Mia madre, col suo matterello
stendeva sottile la sfoglia,
d’aromi condito al fornello
quel cibo accendeva la voglia:
mia madre, a me giovane foglia
di fronte alla vita oscillante,
a entrarne indicava la soglia,
accorta insegnante.

La schiva bottega, stagnante
d’odori d’antico: al lavoro
rivedo mio padre zelante,
squillava il martello sonoro.
Giammai ricevevan ristoro
le mani consunte, callose,
scavava la fronte un decoro
di rughe pensose.

Memorie fanciulle, preziose
di lievi atmosfere rosate:
sull’ali del tempo armoniose
di sogni, illusioni sperate!
Volavano l’ore beate
nei dondoli dell’altalena,
trillava di gioie eccitate
la piazza serena!

Oh, come il ricordo mi mena
l’età così bella, leggera:
mia madre chiamava per cena…
chiamava… d’arcano foriera
veniva, maliosa, la sera:
scendeva col suon di campane,
nei giochi del rubabandiera
e di cerbottane.

 

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SETTIMO CONCORRENTE GIOVANNI dI GIROLAMO

INNI E CANZONI A RITA tratto dal volume ” A ritmo di Rondò”( maggio 2001)

CANZONE N. 2
Da “A RITMO D…

I RONDÒ” – “Inni e canzoni a Rita”, Canzone n. 2

Esulta maggio! E la stagion fiorita
espande i suoi profumi ed i colori
a larga profusione;
ridondanti e canori
odi levar gli uccelli inni alla vita
in eterna canzone.

Dall’aria al cuor trascende l’emozione
di un dolce risvegliar, talor quiescenti,
di sogni, speme, incanto;
e li vedi e li senti
vibrar per gli occhi gai de le persone
di nuova vita il canto.

Di contro gli occhi miei trasudan pianto,
e tutta la beltà della Natura
ha il colore del nero;
anche l’anima abiura,
fiaccata dal dolore e dal rimpianto,
d’ogni gioia il pensiero.

E, dell’angoscia ognor io prigioniero,
lugubre nenia è il canto degli uccelli
nel mio cervello e al cuore;
or roventi coltelli
affondan là dove un tempo sincero
garriva ancor l’amore.

Questo di maggio e tutto il suo fulgore
è quanto resta a me, negletto e gramo,
dacché giacque sfinita
l’anima mia, né “T’amo!”
più sospirò con indomito ardore
sulla tua bocca, Rita!

(31 maggio 2001)

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4 risposte a “GIOCHI

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