i racconti degli amici 4- Questione di naso- di Nicoletta Berliri

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Questione di Naso

 

In una piccola isola sperduta nell’Oceano Pacifico, talmente piccola da sembrare appena un puntolino nero sul mappamondo, viveva felice la tribù degli Snout.

L’isola godeva di un clima mite durante tutto l’anno e ciò aveva consentito ai suoi abitanti di non aver bisogno di affaticarsi per procurarsi il cibo. Quando avevano fame bastava, infatti, allungare la mano e cogliere i frutti saporiti e succosi dall’albero più vicino oppure, era sufficiente immergere un recipiente qualsiasi nell’acqua del mare e tirarlo fuori, per averlo pieno di buon pesce.

Gli Snout avevano un re, una regina e un principino, ma il re era un capo per modo di dire perché non aveva bisogno di comandare nessuno in quanto i sudditi andavano tutti d’amore e d’accordo aiutandosi vicendevolmente in caso di difficoltà; anzi, talvolta, risultavano perfino irritanti per quanto erano gentili e premurosi gli uni con gli altri.

Insomma, l’isola degli Snout era un vero paradiso terrestre dove regnava la concordia e la solidarietà. I più anziani della tribù erano convinti che l’isola si fosse mantenuta così perché situata lontano dalle rotte commerciali e nessuno capitava mai lì; i suoi abitanti, infatti, non conoscevano altro che il loro villaggio, il cielo perennemente azzurro, l’oceano profondamente blu, il rumore delle onde che s’infrangono sulla spiaggia e la linea dell’orizzonte a separare quelle due meraviglie.

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Una radiosa mattina come tante altre, il re passeggiava sulla spiaggia in compagnia di alcuni cortigiani; la lunga striscia di spiaggia si allungava davanti a loro, la sabbia bianca, appena tiepida, carezzava i piedi nudi e il loro sguardo poteva spaziare fino al promontorio dello Scoglio del diavolo.

«Guarda sire, laggiù c’è un uomo!» infatti, disteso sulla spiaggia, giaceva il corpo di un naufrago che doveva essere stato strapazzato a lungo dalle fredde acque dell’Oceano prima di essere gettato lì.

Tutti corsero a vedere e, con estremo sollievo, constatarono come lo sconosciuto fosse ancora vivo, ma quale sorpresa quando lo voltarono e ne scorsero il naso buffissimo!

Dalla base degli occhi partiva una piramide spiovente, simile al tetto di una capanna, che procedeva per qualche centimetro quasi parallelamente alla superficie del viso, leggermente inclinata verso l’esterno. La cosa più strana erano le narici, due aperture scure e profonde, rivolte incredibilmente verso il basso.

Gli Snout non avevano mai visto un naso del genere; loro avevano una corta proboscide cilindrica dritta e ben sporgente dal volto, con le narici proprio davanti in bella mostra.

Cominciarono a sghignazzare così forte, rotolandosi sulla spiaggia piegati per il ridere, da svegliare il naufrago, il quale si spaventò notevolmente vedendosi circondato da una folla di gente saltellante così differente da lui. In ogni caso, erano una popolazione mite e soccorsero lo sconosciuto accogliendolo fra loro anche se, a causa del suo aspetto diverso, tutti volevano essere serviti da lui.

Chi gli chiedeva di raccogliere la frutta, chi voleva prendesse l’acqua per bere e la portasse fino alla capanna, chi pretendeva, infine, che raccogliesse la legna per il fuoco o sbrigasse le faccende domestiche. Alla fine, gli Snout, per evitare discussioni tra loro, decisero che il naufrago avrebbe servito solo il re.

L’esistenza di quel poveretto mutò radicalmente: era l’unica persona triste in mezzo a una popolazione serena e felice.

 

Un pomeriggio sul tardi, mentre il sole scendeva sull’orizzonte cercando di baciare l’Oceano, il figlio del re decise di andare, insieme agli amici, a bagnarsi vicino allo Scoglio del diavolo dove le onde sono più lunghe e nuotare è più divertente. A quell’ora però, con la variazione del flusso della marea, la corrente mutò direzione trascinando il figlio del re verso il fondo del mare.

Tutti accorsero, richiamati dalle grida dei ragazzi, ma nessuno azzardò il salvataggio perché, a causa della corta proboscide con le narici davanti, non potevano andare con la testa sott’acqua.

Lo straniero esitò, non aveva intenzione di aiutare chi quotidianamente l’opprimeva. Alla fine prevalse il buon senso; si tuffò nelle gelide acque dell’Oceano, con poche bracciate raggiunse il figlio del re e s’immerse per recuperarne il corpo.

Sulla spiaggia gli Snout li accolsero felici per lo scampato pericolo e, dopo aver rianimato il ragazzo, il re stesso ordinò la prosecuzione dei festeggiamenti fino a esaurimento delle forze.

 

Da quel giorno il naufrago fu considerato con rispetto nonostante l’aspetto singolare del suo naso mentre gli anziani della tribù aggiunsero una nuova storia a quelle che già narravano ai giovani; di quando cioè, per una questione di naso, il figlio del re era stato salvato.

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