TEATRAL_POESIA. “DAMMI 1000 BACI”poesie a fior di labbra

Il Presidente della Commissione Cultura Andrea Ciulli e il Presidente del Quartiere 5 di Firenze Cristiano Balli hanno il piacere di invitare all’evento che si svolgerà a Firenze presso la SalabArchi di Villa Pozzolini Sabato 30 Aprile viale Guidoni 188

Per festeggiare il ritorno alla normalità e promuovere uno “strumento” caduto in disuso nell corso di questi 2 anni , i poeti dell’Accademia Alfieri con la collaborazione del gruppo vocale “Armonia non solo cantata”PRESENTANO -DAMMI 1000 BACI”

Spettacolo di teatral-poesia con canzoni e poesia a tema ” il Bacio” in tutte le sue eccezioni , ideato e diretto da Elena Zucchini

Lo spettacolo si svolge grazie alla collaborazione dei poeti dell’Accademia Alfieri e del gruppo vocale Arminia non solo cantatandiretto dalla maestra Antonella Giovannini

Due ore di piacevolissime emozioni in compagnia di armonia e poesia .

Dammi 1000 baci

PREMIO INTERNAZIONALE UN MONTE DI POESIA XVI EDIZIONE

PREMIO LETTERARIO UN MONTE DI POESIA 2022
Patrocinato dall’ Amministrazione comunale e Proloco di Abbadia San Salvatore (SI) e con la collaborazione Accademia Vittorio Alfieri di Firenze XVI edizione
1) Sezione poesia a tema: “La montagna”: vita, costumi, folklore, paesaggio.
2) Sezione a tema libero: poesie edite o inedite.
3)Sezione poesia dialettale: Poesia in vernacolo con traduzione in italiano
4) Sezione giovani: poesia a tema libero riservata ai giovani da tredici a diciotto anni non ancora compiuti alla data di scadenza. (è obbligatoria la fotocopia della carta di identità). Per questa sezione non è richiesto il pagamento della quota di iscrizione.
5) Sezione racconto breve, massimo 2 racconti a tema libero 3000 parole font Times news Roman 12 ( circa 2 pagine foglio A4)i racconti non conformi verranno esclusi
SEZIONE SPECIALE
OLTRE CONFINE riservata a poeti di nazionalità non Italiana le poesie devono essere corredate di traduzione in italiano
Tutti gli elaborati dovranno essere inviati entro la SCADENZA DEL 31 LUGLIO
E’ consentita la partecipazione a poeti italiani e stranieri (scritti in lingua con traduzione in italiano).
Sono ammesse fino ad un massimo di tre poesie, o due racconti per sezione.
Si può partecipare a più sezioni versando per ognuna di esse un contributo di partecipazione di €10 per la prima poesia e € 5 per ognuna delle poesie successive ( Es: per una sola sezione, tre poesie, euro 20).oppure 1 raccont0 10€ per 2 racconti 15 €
Gli elaborati NON devono avere già conseguito primi premi in altri concorsi e, unitamente all’attestazione di avvenuto pagamento, dovranno essere inviati:
in forma cartacea (per posta) a INFOPOINT PRO LOCO
Via 24 Maggio 4, 53021 Abbadia San Salvatore (Siena);
per via telematica (per e-mail) a unmontedipoesia@alice.it
Il pagamento della quota di partecipazione potrà essere effettuato tramite:
VAGLIA POSTALE (stesso indirizzo dell’invio cartaceo degli elaborati);
pagamento su POSTAPAY intestato a Tiziana Curti N. 5333 1711 2079 5964
bonifico bancario int.a Tiziana Curti su IBAN IT15N3608105138259731759775
Inviare in ogni caso la copia della ricevuta del pagamento con nome e cognome ben leggibili.
Ciascuna elaborato poesia (una sola per un foglio di formato A4) o racconto, dovrà pervenire in due copie con intestazione indicante la sezione a cui si intende partecipare, il titolo dell’opera e il testo (rigorosamente fino ad un massimo di trenta versi, per la poesia e 3000 caratteri per i racconti).
Solo una delle due copie, (sulla stessa facciata dove è scritta la poesia) dovrà contenere: nome e cognome, indirizzo completo, recapito telefonico (fisso/cell), indirizzo e-mail e firma leggibile. Per la sezione GIOVANI, va anche indicata la data di nascita, su entrambe le copie.
L’altra copia dovrà rimanere anonima.
Non saranno accettati elaborati scritti a mano o riportanti dati illeggibili.
I risultati saranno visibili sul blog: http:\\unmontedipoesia.wordpress.com
PREMIAZIONE: 25 SETTEMBRE presso il Centro Polifunzionale Giovani di Abbadia S. Salvatore (SI).
I finalisti saranno avvertiti entro il mese di Settembre 2022.
PREMI:
SEZIONE A TEMA “LA MONTAGNA”
1° premio: Assegno di € 250,00 – Coppa e pergamena
SEZIONE A TEMA LIBERO
1° premio: Assegno di € 200,00 – Coppa e pergamena
SEZIONE POESIA DIALETTALE
1° premio: Coppa e pergamena
SEZIONE GIOVANI
1° premio: Coppa e pergamena
SEZIONE RACCONTO BREVE
1°premio: Coppa e pergamena
PER TUTTE LE SEZIONI (eccetto quella speciale):
2°, 3°, 4° e 5° premio: COPPA e pergamena
dal 6° al 10° classificato: medaglia e pergamena
PER TUTTI: Libri e materiale informativo sul territorio.
Tutti i premi assegnati dovranno essere ritirati direttamente dai vincitori oppure da un delegato
La mancata presenza alla cerimonia di premiazione del premiato o di un delegato,comporterà la rinuncia al premio.
Per informazioni e prenotazioni (pernottamenti, ecc.) rivolgersi a:
INFOPOINT PRO LOCO TEL. 0577 770361 da lunedi a sabato ore 09-12
oppure al numero 3395904072

Concorsi consigliati

Il premio internazionale UN MONTE DI POESIA XVI EDIZIONE è pronto e attivo consultate il bando aggiornato http://unmontedipoesia.wordpress.com

DI CANTO IN CANTO

Passeggiata tra le strade di Firenze.

Notizie e curiosità storiche che attraverso i Canti , intesi come angoli, cantonate, uniscono al fascino dei nomi e dei ricordi ad essi legati, la vivacità e la puntualità di una cronaca dal vivo.

A cura della dott.GABRIELLA SEMINO. Con la collaborazione del coro ARMONIA NON SOLO CANTATA diretto dalla Maestra Antonella Giovannini che accompagnerà la lettura con canzoni fiorentine della tradizione.

Ingresso libero e gratuito con green pass e mascherina si prega di telefonare perché i posti sono limitati 055 417000

5A)POETI AMICI interviste e biografie

Si apre un altra finestra e un altro amico si affaccia , un poeta dalla personalità simpatica e interessante che sicuramente vi piacerà conoscere e leggere, ecco a voi LORENZO ROSATI

Eccomi qua anch’io. Mi chiamo Lorenzo Rosati e ho la bella età di 46 anni. Sono nato e cresciuto a Santa Maria a monte, un piccolo paesino sulle colline pisane. Sono stato un bambino ruspante, perché con gli altri miei amichetti amavo giocare stando all’aria aperta, arrampicarmi sui muri e correre per i campi quando ancora c’erano più contadini che impiegati. Scrivo questo per marcare la differenza coi bambini di oggi, seduti sul divano con la Console tra le mani. Sempre quand’ero bambino, nel mio paese si conoscevano tutti, e si andava a dormire tenendo la chiave nella serratura della porta. Oggi una cosa del genere è impensabile! Sono cresciuto pertanto in mezzo ai valori umani, quelli belli, che ti portano a parlare con la tua anima, facendoti sentire vivo e in tutt’uno con la natura che ti circonda. Ho intrapreso studi di natura economico giuridica, per aver un titolo che mi permettesse, un domani, di ‘portare il pane in tavola’, lasciando solo a me stesso la volontà di portare avanti la mia passione per la letteratura.

Oggi vivo e lavoro a Firenze, la più bella città del mondo. Sono sposato e ho una bella famiglia con due diavol…pargoletti che mi saltano addosso non appena mi vedono. Con una famiglia giovane il tempo a disposizione per le proprie passioni è poco, come potrete ben immaginare. La mia passione per la scrittura la porta avanti la notte, sacrificando molto spesso ore di sonno che mi portano l’indomani a tenere a stento gli occhi aperti. E nel mio lavoro da bancario, nell’avere a che fare coi numeri tutti i giorni, essere desti è importante. Ironicamente mi considero un secondo Giulio con qualche anno in più, lo scrivano fiorentino del libro Cuore. Anche lui scriveva fino a notte fonda, per poi dormire sopra i banchi di scuola.

Sono in procinto di terminare il mio primo libro. E’ sempre stato il mio sogno quello di veder pubblicato qualcosa di mio. Da ragazzo leggevo libri con avidità, e dentro di me mi ripetevo sempre la stessa frase: ‘un giorno anch’io pubblicherò qualcosa’. Sogni che poi restano nel cassetto e spesso si perde anche la chiave. La mia chiave è stata mia moglie, che anni fa mi ha spronato a ricominciare a scrivere. Ora non ho più intenzione di smettere, perché ogni volta che metto il punto finale a qualcosa che ho composto, mi sento felice e appagato.

1)Quando comincia il tuo amore per la letteratura?

Il mio amore per la letteratura ha inizio molti anni fa, quand’ero ragazzino. Negli anni dove solitamente si da il primo bacio. E il primo bacio si sa, non si scorda mai.

Alle scuole elementari eri sempre io quello che davanti a tutti i genitori recitava le poesie scelte delle maestre per le recite di Natale. Sceglievano sempre me perché ero quello che dopo aver letto la poesia una volta la imparava subito a memoria. L’amore vero e proprio però, è iniziato durante l’adolescenza. Ricordo ancora con gioia, e un pizzico di imbarazzo, un aneddoto divertente che mi capitò al cinema quando avevo sedici anni. Ero andato a vedere con gli amici L’attimo Fuggente, e a fine film, alla scena dove gli studenti si alzano in piedi sui banchi per salutare il professor Keating, scoppia a piangere come un bambino. Ancora oggi, nonostante siano trascorsi ormai parecchi anni, annovero quel film come il più bello che abbia visto finora.

2). Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

A mio giudizio non buono, ma spero sia solo un’opinione pessimista, anche se io mi considero un inguaribile ottimista. Purtroppo oggi, come mi è capitato veramente di ascoltare e non da una persona soltanto, chi scrive poesie è visto come una persona strana, diversa, distante dalla società di massa che passa giornate intere a ‘sfogliare’ con l’indice i social network sui loro telefonini. Spero che la poesia sia come la brace sotto la cenere. Che covi, per tornare a sfavillare libera nell’aria come una fiamma che incendia i cuori. Perché la poesia è questo, un battito del nostro cuore tradotto in parole e trascritto su un foglio.

3)Chi sono i tuoi maestri?

Magari avessi avuto dei maestri! Maestri che mi correggono il tiro, facendomi capire dove esagero e dove posso migliorare. Oddio, se proprio devo essere preciso, qualcuno ce l’ho avuto, e lo conoscete pure! Ho rispolverato molto la metrica in questi ultimi anni, e per questo devo dire grazie al manualetto di metrica di Mario Macioce. Poi devo dire grazie a tutti coloro che hanno avuto fiducia in me e mi hanno invogliato a scrivere. In primis Roberta Degl’Innocenti, che mi ha preso per mano cinque anni fa, portandomi dentro il panorama culturale fiorentino. Altri maestri non ne ho avuti, semmai punti di riferimento, per la mia passione di scrivere poesie in metrica. Uno tra tutti? Leopardi ovviamente, che per me è sempre stato IL Poeta. Un altro di cui vado fiero è il Carducci. Perché fiero? Perché lo considero un mio compaesano, anche se ha abitato a Santa Maria a monte giusto ‘qualche’ anno prima di me.

4)A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

Perché oggi si può scrivere poesie senza più seguire uno schema metrico, e quindi diventa tutto più facile. Ci si mette davanti a un foglio e si comincia a scrivere. Leggere un libro invece richiede più impegno e dedizione, oltre a uno sforzo di memoria più consistente. Perdonate queste mie risposte al vetriolo, ma è esattamente quello che penso. Scrivo in metrica perché ritengo che la poesia SIA questa, anche se rispetto le altre forme a me però distanti. Scrivere in metrica è anche un’ottima palestra per allargare e tenere viva la conoscenza su una delle più belle lingue del mondo, la nostra.

5)Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

Se avessi una risposta per tutto…! perché un individuo ha passione per una cosa invece che per un’altra? La risposta è perché siamo fatti in tante maniere differenti?!? Non del tutto. Penso che ci si possa appassionare per qualcosa solo se… qualcuno riesce a trasmetterti la sua.

Perché la gente faceva la fila per andare ad ascoltare Benigni quando recitava la Divina Commedia? Perché il modo con cui la spiegava era…divino. Beh, io ho avuto la fortuna di avere, già prima di lui, la professoressa d’italiano alle scuole superiori che ha saputo farmela amare. Da lì ho capito che un buon insegnante è colui che riesce a trasmetterti la passione per le sue materie.

6)Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

Ve ne regalo due. Una poesia che ho scritto per mia mamma, Giro di Valzer, pensata un giorno che l’accompagnai a fare una visita medica molto importante (per fortuna andata bene!), e un sonetto dedicato ai migranti, Al migrante è il titolo, quando sembrava che tutte i mali del nostro Paese fossero dovuti a loro. Perdonate questa nota polemica dal sapore politico. Capirete perché leggendo i miei versi.

GIRO DI VALZER – a mia mamma

Con un sorriso d’infinito affetto,

limpido come il mare a primavera,

tenevi le mie mani sul tuo petto

per insegnarmi a dire una preghiera.

Ricordo ancora il primo giorno a scuola,

vestito di grembiule e fiocco azzurro,

in quel distacco senza una parola

un flebile saluto in un sussurro.

Ogni momento è stato una sorpresa

che non mi hai fatto mai restare senza,

vivendo l’emozione dell’attesa

ho appreso la virtù della pazienza.

Ti sei sempre saputa destreggiare

dentro al giro di valzer della vita,

nel cuore un desiderio per amare

un nido e una famiglia da te unita.

Ed oggi ti accompagno sottobraccio

agli esami richiesti alla tua età,

il figlio che chiamavi monellaccio

qualunque cosa chiedi la farà.

Quanti lustri ora porti sulla schiena

piegata dai pensieri e dagli affanni,

ma la tua forza si è scalfita appena

al fascino del tempo e dai suoi inganni.

Rimango ad aspettarti qui da solo

ma il mio pensiero vaga senza meta,

perduto tra le note di un assolo

che il cinguettio di un passero mi allieta.

L’orchestra non ha smesso di suonare,

potresti fare ancora un altro giro,

del valzer dove sola puoi ballare

e spegnere la luce in un sospiro.

AL MIGRANTE

Due occhi e un’espressione d’innocenza

su quel tuo volto scuro e indagatore,

vorresti avere solo un po’ d’amore

invece d’una cieca indifferenza.

Raccolto dentro un centro d’accoglienza

insieme ad altra gente di colore,

attendi che la vita sia migliore

come sognavi nell’adolescenza.

Di certo non pensavi di lasciare

con l’animo distrutto la tua terra,

salire in barca e andare via lontano.

E ancora non riesci ad alleviare

gli orrori che hai vissuto con la guerra

finché non ti verrà data una mano.

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Si apre un altro articolo con un nuovo poeta anzi con una poetessa che si auto definisce “giullare”ecco la presentazione di Paola Capitani

Nata a Viareggio, vissuta a Firenze in centro storico da madre romagnola. Per venti anni impegnata in centri documentazione, biblioteche e uffici stampa alla Biblioteca di Documentazione Pegagica del Ministero Pubblica Istruzione.

Pensionata, quindi titolare di una agenzia formativae e coordinatrice di reti informative e basi dati.

Pubblicazioni:

Una vita, tante storie, Firenze, Polistampa, 2005

Dieci regole per vivere con il partner,

Viareggio, Giovane Holden, 2011 

Il mago dei gatti e il cane mascherato, Firenze, Polistampa, 2012

Visti da vicino, Firenze, Tipografia Calducci, 2015

Knowledge Management, Milano, FrancoAngeli,

Scuola Domani, Milano, FrancoAngeli

Poesie in viaggio, Firenze, Edida, 2017

Covid e il cane mascherato, in cinque lingue, in stampa

Donne d’epoca che hanno fatto epoca in bozza

Racconti randagi in bozza

Quel che resta del giorno (bozza)

Ora Giullare senza dimora

“Solidi e solidali” per capire

Dopo questo curriculum interessante ma bre3ve perchè Paola Capitani è molto di più di quello che ci dice indaghiamo un po’cerchiamo il suo pensiero con questa piccola intervista:

1)Quando comincia il tuo amore per la letteratura?>

Da bambina alle elementari grazie ad una brava maestra.

2). Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

Direi che molti scrivono poesie che pochi leggono.

3)Chi sono i tuoi maestri?

I classici, Lepardi, Dante, Petrarca, Campana…

4)A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

Molti non si confidano con amici e raccontano ad estranei.. i lettori sono pigri e “non hanno tempo”.

5)Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

Promuivere forum e incontri anche on line.

6)Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

Ecco questi sono versi che mi sono rimasti dentro

Contessa cosa e’ mai la vita?

La favola breve e’ finita

Il vero immortale l’ amor

Jufre’ Rudel

Da quanfo ti ho nel cor

Di me piu’ valgo

Dante Alighieri

Adesso leggiamo due poesie della nostra amica per approfondire la conoscenza la prima è tratta dalla sua raccolta “Poesie in viaggio” l’altra invece fa parte di poesie varie

Cortile del Bargello (2010)

Il violino implora con le sue note acute.

Il pianoforte attento e accogliente

stabilisce accordi e regole

in un crescendo emozionante.

La calma segue la schermaglia amorosa

gli accordi del piano sussurrano

melodie romantiche

alle quali il violino non sa resistere

divincolandosi in scuse solo apparenti.

Un duetto di emozioni all’unisono

vola per le volte del Bargello

intrigando tra le mute statue,

le pietre complici di arcani misfatti.

Memorie ritmiche

Le note si librano

leggere e intriganti

sopra i tetti della città

inseguendo il volo degli uccelli.

Controllano il nuovo giorno,

il ritmo riconosciuto

torna ai tempi lontani

a quando si doveva dimostrare.

Perizia e abilità

per un saggio di fine corso.

I passi tornano alla mente

nella sequenza corretta e ritmata.

I gesti si ricompongono,

si torna ad allora.

Magici intrecci e assonanze,

stimolano episodi assopiti

che riemergono agili e pronti

con le sensazioni di sempre.

La luna es un pozo chico

Las nubes no vale nada

Los que valen son tus brazos

Cuando de noche me abrazan (Federico Garcia Lorca)

4 A)POETI AMICI interviste e biografie

Questa volta tocca ad un uomo un poeta di spessore e dalle indubbie doti PIETRO BROGI, lasciamo che sia lui a parlarci di se.

Pietro Brogi nato a Firenze

La scrittura in particolare di poesie mi ha accompagnato per tutta la vita, a partire da quando frequentavo la scuola elementare ed ha rappresentato una costante presenza in un percorso sia scolastico sia professionale variegato e non precisamente letterario:

Maturità scientifica

Laurea in Ingegneria Meccanica 1976

Corso Master management a Cambridge 1984

Corso Giornalismo Firenze 1993 e 2017-2018

Carriera dirigenziale in industria Multinazionale USA

CTU per Tribunale di Firenze

Insegnamento come Professore in Discipline Tecniche

Alcun articoli pubblicati in periodici

Volume ‘Poesie’ dicembre 2019

Pubblicazione in alcune Antologie

Segnalazioni di merito e premi in vari Concorsi letterari anche Internazionali.

Un curriculum in effetti variegato con tante esperienze però tutte formative che hanno contribuito a renderlo un poeta elegante e raffinato adesso approfondiamo la conoscenza con una breve intervista

1 Quando comincia il tuo amore per la letteratura?

E’ stata una passione profonda più ancora che un amore, leggevo , leggevo a partire da quando ho ricordi… leggevo di tutto ed avendo a disposizione due significative biblioteche, in casa dei miei e dei nonni , avevo già letto a quindici /sedici anni quasi tutti i romanzi ed anche libri di poesia, per assaporare il suono che ‘sentivo’ nella testa mentre il cervello si impadroniva del contenuto.

2). Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

Se ne può trovare ancora di bella, nascosta bene, quasi mai la migliore è quella portata in evidenza nei siti internet specializzati, più interessati a quanto ‘appare’ .

3)Chi sono i tuoi maestri?

Già la poesia latina, retta da una soluzione armonica (metrica) diversa da quella utilizzata nella lingua italiana mi ha regalato parole/suoni con Lucrezio, Ovidio, Catullo, Virgilio. Nella letteratura italiana come non sentire la forza di Dante, l’armonia di Petrarca, la profondità sublime di Leopardi, l’impegno civile che traspare nel cadenzato Manzoni ma anche nell’altra ironica formulazione del Giusti e poi la malinconica perfezione del Pascoli, i ‘crepuscolari’ di cui cito uno non molto conosciuto che mi ha arricchito in anni recenti cioè Vallini. E poi Ungaretti, Montale, Caproni ed uno degli ultimi che mi ha donato recentemente dei momenti belli: Moretti. Ne tralascio troppi……per non diventare un elenco del telefono.

4)A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

Siamo troppo portati proiettare se stessi e poco a capire ed approfondire cosa che richiede più tempo, non spalma una patina di brillantini sulla propria ‘identità’….. che però comportandosi in questo modo si deteriora…..

5)Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

Fare quello che questa mia generazione non sa fare: coinvolgere i giovani, senza prosopopea, felici di riuscire a spingere più in alto di se stessi, qualcuno che ci sopravviverà.

6)Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

Tanti anni fa alcune poesie ce le facevano imparare a memoria ma L’Infinito di Giacomo Leopardi non ha mai fatto parte di queste ‘imposizioni’ scolastiche’, eppure è ancora là nella mia testa con quell’immenso significato, quella immensa tecnica poetica, questa simbiosi del poeta con la natura per raggiungere una verità superiore. Come non notare nel primo verso il risonare consonantico della ‘r’, alternata a tutte le vocali con una prevalenza numerica di ‘e’ ed ‘o’ mentre l’unica ‘a’ presente apre il suo suono sottolineando il sentimento del poeta che cala in quella natura, un sentimento che proviene dal passato di quel ‘fu’ ma che è costantemente presente: quel ‘sempre’ che apre la poesia… che ci conduce all’infinito…. Questa ricerca del sovrannaturale……. Sarebbe necessario un trattato solo per questa, la trascrivo tutta perché è una gioia sempre vederla.

l’Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,

e questa siepe, che da tanta parte

dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.

Ma sedendo e mirando, interminati

spazi di là da quella, e sovrumani

silenzi, e profondissima quiete

io nel pensier mi fingo; ove per poco

il cor non si spaura, e come il vento

odo stormir fra quelle piante, io quello

infinito silenzio a questa voce

vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

e le morte stagioni, e la presente

e viva, e il suon di lei. Così tra questa

immensità s’annega il pensier mio:

e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Per la seconda scelgo una poesia di Giorgio Caproni, che avvicina anch’essa il poeta al sovrumano, a Dio, questa volta senza mediazioni, passando direttamente ma completamente attraverso la sua persona.

Di Conseguenza , o

Proverbio dell’egoista

Morto io,

morto Dio.

Una poesia dal primo e per ora unico libro pubblicato:

Incedere incerto

Procedo incurante

di ogni rispetto:

sicuro, spavaldo

calpesto

il bordo incoerente

allora mi accorgo

di quanto

sia ottuso il mio mondo,

più accorto cammino

rimango all’interno

il bordo evitando:

incedere incerto

Ed una poesia ancora non pubblicata:

Vino di strada

Coccio di vetro grosso quei bicchieri

da riempire alla mescita col rosso

che consolava un tempo lo stradino:

‘Vieni beviamo un goccio che ci scalda’

oppur d’estate ‘..che secca il sudore’.

La finestrella sulla strada, scuro

quel davanzale ove poggiare il vino,

tanto conforto per spezzare il giorno

e più brillante il Chianti in quel bicchiere

graffiato da tanti anni di servizio

come quel viso di quel taverniere.

Una vetrina ora in quel chiasso brilla

splende di luci e la scritta ‘Enoteca’

ma mi manca quel posto e anche quel viso.

Pietro Brogi

Una breve intervista servirà a conoscerlo meglio

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Ancora una poetessa in questa galleria di volti e di parole vi presento , anzi si presenta :

Isetta ragnini

Sono nata ad Arcidosso ( Gr.) il 10/12/1947 dove ancora vivo. Ho insegnato Materie Letterarie nella Scuola secondaria per 35 anni e mi sono dedicata alla cura della famiglia , ho due figli e due nipotine. Nell’età della pensione,forse per il maggior tempo libero a mia disposizione, ma soprattutto per l’opportunità di aver conosciuto persone nuove.anche tramite i social,ho cominciato ad appassionarmi alla fotografia ..successivamente alla pittura ( ho seguito vari corsi di formazione) ed infine alla poesia (inizialmente quella giapponese dell’haiku ispirata essenzialmente alla natura ed al rapporto uomo/natura ).Tre anni fa ho pubblicato un libro ed ho partecipato a diversi concorsi tra i quali anche a quello di ‘Un Monte di poesia ‘ nei quali ho conseguito sempre attestati di merito o sono arrivata tra i finalisti.

1)Quando comincia il tuo amore per la letteratura?>

sono laureata in Lettere .quindi dell’adolescenza

2). Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

credo che sia amata più di quanto sembri

3)Chi sono i tuoi maestri?

sono i classici ..soprattutto del 1900 ..in primis Ungaretti e i poeti giapponesi..amo composizioni a versi liberi..brevi essenziali come l’haiku

4)A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

ci si avvicina alla poesia per la sua immediatezza..per l’urgenza di esprimere i nostri sentimenti

5)Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

avviare fin da piccoli al componimento poetico ..insegnare ad ascoltare le emozioni che può produrre la natura..ad ascoltare la nostra gioia..il nostro dolore ed a buttare giù semplici poesie..brevi..con parole scelte

6)Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

m’illumino d’immenso

ed è subito sera

si sta come d’autunno sull’albero le foglie

Per apprezzare meglio questa autrice leggiamo alcune sue poesie

“IN AUTUNNO”

Cammino dentro l’autunno…

Su tappeti di foglie……come ricordi

Mi si addice questo cielo tenero

E il sole un poco appannato

Amo i toni dell’ocra..le voci attutite.

Qua e là un bagliore dorato ..un fuoco di rosso

Ed io vado…avvolta d’autunno..

DI BIANCA E CLARA*

ti porterò al mare questa estate

lasciasti il tuo secchiello ti ricordi?

lo riempirai e farai castelli

cosi vedrò le tue orme sulla battigia.

e tu signorina metterai il bikini

il tuo primo vero bichini..

con le tue amiche scambierai segreti…

vi vedo già ….

il vento tra i capelli…

buona questa brezza e questo sole

che vi accarezza……sopra di voi aquiloni e gabbiani

il mondo è …buono-

Di Bianca e Clara*

LA MANINA ‘

Dove cade ogni certezza

e la verità mi sfugge

la manina tua si posa

sul mio palmo doloroso

lo riscalda

e il suo calore si diffonde fino al cuore

la certezza è solo qui

la tua pelle profumata

questo attimo di immenso

ti trattengo la manina

te la stringo e tu mi guidi

ad un dolce girotondo

..casca il mondo..

.casca la terra ..

noi ci amiamo e stiamo qui

una nuova sezione si apre con una poetessa residente a Firenze ma di origine abruzzese

ELISABETTA ANTONANGELI

è nata il 7 maggio 1940 nel piccolo paese abruzzese di Molina Aterno (L’Aquila) da una famiglia povera. Ultima di otto figli, rimase orfana di padre all’età di cinque mesi, quando la famiglia si era ridotta di due bimbe morte in tenerissima età. La madre dovette lottare a denti stretti tra gli uragani della vita per portare avanti la famiglia di sei figli dai 13 anni ai cinque mesi: cinque maschi ed una femmina. Il figlio maggiore raggiunse il padre dopo quattro anni, all’età di 17 anni. Vissuta con i fratelli, che si atteggiavano a comandare, data l’epoca maschilista del tempo, dovette attraversare varie vicissitudini, tra cui l’impossibilità di continuare gli studi dopo la licenza elementare. Con loro e con la mamma ha lavorato le terre prese a mezzadria ed in affitto per il sostentamento della famiglia. ELISABETTA era insofferente per quella condizione, né amava diventare sarta alla cui professione veniva avviata nei ritagli di tempo a disposizione. Soltanto dopo l’emigrazione dei fratelli in terra straniera (condizione per quasi tutti i giovani del paese che non avevano studiato), si impose di continuare gli studi nel 1957, frequentando prima le tre classi di Avviamento Professionale in due anni, a Raiano (L’Aquila), poi l’Istituto Tecnico Femminile ed infine l’Università a L’Aquila laureandosi in Scienze Biologiche all’età di 32 anni, perdendo ancora due anni tra il diploma e l’Università, ma frequentando corsi di stenodattilografia nel frattempo e facendo concorsi per la pubblica amministrazione. Gli studi le furono permessi grazie alle borse di studio e i presalari guadagnati nel corso degli studi. Prima di raggiungere la spasimata laurea, anche la madre aveva raggiunto l’amato sposo ed alcuni dei suoi figli. Elisabetta Antonangeli, tramite concorso ha lavorato per tre anni presso l’ufficio postale di Alzano Lombardo (Bergamo) e, appena laureata, ha insegnato Scienze, Chimica e Geografia presso l’Istituto Tecnico per Ragioneria a Lovere e Clusone e poi materie scientifiche nella scuola media di Alzano Lombardo, sempre in provincia di Bergamo. Sposatasi in tarda età si è trasferita a Firenze e, raggiunto il termine minimo per poter andare in pensione, si è dedicata alla famiglia e alla scrittura che, peraltro non aveva mai abbandonato. Venuta a conoscenza dell’Accademia Vittorio Alfieri della poesia, ha migliorato le sue possibilità e capacità. Sempre legata alla storia e alle tradizioni della sua terra abruzzese ha pubblicato, tutto a spese proprie, due volumi: “ Quande la televisione nen ce stéve (Quando la televisione non c’era)” (anno 2000), e “ Viaggio della memoria ” ( 2005) in cui descrive usi e costumi della società contadina, della quale ha fatto parte fino agli anni 70 del secolo scorso. Ha pubblicato una raccolta di poesie dialettali abruzzesi: “ Se na lacrema (Se una lacrima …)” (2007) ed una di poesie in lingua: “ La mia vita per sentieri di…versi ” (2008), un romanzo autobiografico: “ Un futuro già trascorso ” (2009). Nel 2017 ha dato alla stampa un’altra raccolta di poesie in lingua: “ Era di Maggio … ”, e nel 2019 “ Controvento”. Ha partecipato ad alcuni concorsi di poesia dialettale e in lingua, risultando vincitrice ed ottenendo lusinghieri giudizi critici. Alcune sue poesie sono presenti in vari periodici e antologie e sono state lette in una radio locale Toscana: Lady Radio. Alcune sue poesie sono state musicate dal Maestro Francesco Pincelli di Roseto Degli Abruzzi.

Un imteressante curriculum ma scopriamo qualcosa di più con una piccola intervista

QUANDO COMINCIA IL TUO AMORE PER LA LETTERATURA? Nella mia casa non circolavano libri né giornali. Ho avuto sempre una predilezione per la lingua italiana e per la lettura appena ho imparato a leggere e scrivere, perché sapevo parlare solo il dialetto. Leggevo il “Corriere dei piccoli” che due mie amiche, più fortunate di me, ricevevano dal loro papà tutte le settimane. Imparavo a memoria le filastrocche, di versi ottonari. Divoravo i loro libri di nascosto dai miei familiari, perché leggere era considerato una perdita di tempo. Ho lottato ​per continuare gli studi in tarda età e, pur avendo frequentato scuole tecniche, a scuola ho avuto validi professori che mi hanno fatto amare la letteratura, cominciando da Dante Alighieri con la sua Divina Commedia . Ricordo di aver preso in prestito un volume della Divina Commedia in prosa in biblioteca e ne feci il riassunto autonomamente per studiare la conoscenza enciclopedica di Dante. Dell’Inferno soprattutto ho imparato tanti versi a memoria, che ricordo volentieri ancora oggi. Nella prosa mi ha insegnato molto la lettura e rilettura dei Promessi Sposi dove si impara bene l’uso della punteggiatura

. QUAL È LO STATO DI SALUTE DELLA POESIA OGGI?

La poesia non è solo un incontro tra il poeta e il foglio bianco dove scaricare le proprie emozioni, i propri tormenti, ma è un pezzo d’arte da donare al lettore. In nome della modernità, molti seguitano a riversare sul foglio le proprie emozioni con parole che, magari, non entrano nell’animo del lettore, senza musicalità, senza metrica che, invece, è l’attrezzo del poeta. Chi scrive per sé stesso è libero di farlo come vuole, ma non può considerarsi poeta solo perché ha espresso le sue emozioni: non si possono definire versi quelli che, casualmente, a metà rigo, vanno a capo, al rigo seguente. Non può essere considerato verso la sola vocale ‘e’ o un monosillabo. In nome della libertà di scrivere si assiste, a volte, di leggere componimenti senza nessun segno di interpunzione, per cui il lettore resta senza fiato e senza comprendere il significato del componimento. Nella seconda metà del secolo scorso, c’è stata una decadenza in tutte le arti: pittura, scultura, poesia. Ogni cosa ha un inizio ed una fine. Si sono affacciati “poeti” che ignorano la metrica fino a confessare che non sanno che cosa sia. Per fortuna noto anche che nei concorsi indetti dall’Accademia Alfieri ci sono ancora bravi poeti che usano la metrica e sanno trasfondere le loro emozioni ai lettori. Si può parlare di vera poesia quando il poeta permette al lettore di emozionarsi, di piangere persino, quando poeta e lettore si intonano sulle stesse emozioni scaturite dalle parole, come due note che devono suonare insieme. Il problema del poeta non è emozionarsi o avere un animo poetico, ma come trasmettere le sue emozioni al lettore con una scrittura efficace.

CHI SONO I TUOI MAESTRI?

Lo studio delle poesie a memoria durante gli anni scolastici mi hanno abituata alla metrica orecchiabile, che si è perfezionata con lo studio da quando frequento l’Accademia Alfieri, con l’aiuto di Dalmazio Masini e Mario Macioce. I maestri dei quali ho più amato le poesie sono: Dante, Foscolo, Carducci, Leopardi, Pascoli, Ungaretti, poeti che hanno parlato al mio cuore con temi condivisibili e, magari, vissuti personalmente. Conosco poco gli autori più moderni dei quali non ho imparato nessuna poesia. Mio marito asserisce: “una poesia può definirsi tale se ti stimola ricordarla a memoria”. Credo di essere d’accordo.

A TUO AVVISO PERCHÉ SIAMO PIU’ UN PAESE DI POETI CHE DI LETTORI?

Perché leggere fa fatica a molti. Gli scrittori forse non sanno appassionare i lettori. Capita anche a me di dover lasciare la lettura di un testo dopo averne letto una cinquantina di pagine che non mi stimolano alla prosecuzione. Ci sono persone che non hanno aperto più un libro da quando hanno lasciato la scuola. Devo anche affermare che forse non osserviamo bene. Ci sono tanti scrittori che pubblicano libri: forse loro non leggeranno, ma i loro libri saranno letti? Io penso di sì, altrimenti le librerie e le biblioteche come farebbero a restare in piedi? Alcune di esse, è vero, sono chiuse, ma altre sono sorte. Forse non si leggono i libri di poesie, perché tutti ne scrivono riversando sul foglio bianco le proprie emozioni senza saperle porgere al lettore ed emozionarlo. Un altro motivo del rifiuto della lettura potrebbe essere stata la non esatta presentazione e passionalità da parte degli insegnanti a scuola, usando la coercizione ad imparare le poesie a memoria. Ho conoscenza di qualche giovanissimo scrittore che ha infarcito il suo primo romanzo di termini scurrili, volgari. Cioè nel testo si è servito del parlare comune senza pensare che, un conto è il linguaggio parlato, altro è quello scritto. Quanti volumi avrà potuto leggere un ragazzo, che ancora frequenta la scuola, per permettersi di portare al pubblico le sue conoscenze?

COSA OCCORREREBBE FARE PER APPASSIONARE ALLA POESIA?

Secondo me le poesie dovrebbero parlare al cuore del lettore, emozionarlo, con belle parole, ma semplici, comprensibili da tutti, deve passare all’anima di chi legge, altrimenti la poesia diventa sterile. Nella lettura in pubblico la poesia andrebbe letta adagio, ad alta voce, scandendo bene i versi con passione per farla comprendere e assaporarla da tutti e farne apprezzare il valore

. PER CHIUDERE L’INTERVISTA, CI REGALI QUALCHE TUO VERSO AMATO?

“Non ragioniam di lor ma guarda e passa” (Dante) “Ah, perché non son io co’ miei pastori?” (D’Annunzio) “Pendono qua e là dalla corona/i nidietti della primavera”. (Pascoli) “Ricorderai d’avermi atteso tanto,/e avrai negli occhi un rapido sospiro” (Ungaretti)​

conosciamo la poetessa anche attraverso le sue poesie eccone alcune

LA TERRA SI DIFENDE

Già tutta l’aria è infetta sulla terra

e l’organismo non ha più difese.

Con gli occhi bassi e tristi andiam per strada

senza speranza pel tempo futuro.

Se si uscirà da questa pandemia

la vita non sarà mai come prima

avremo di sicuro conseguenze:

le orecchie a ‘sventola’ e naso schiacciato

a ricordare il tempo che viviamo

per indossare mal la protezione.

Poco male in favore della vita!

E’ già da tanto tempo che la Terra

sta dando schiaffi con la sua vendetta,

per esser stata troppo maltrattata.

Ci manda terremoti e pandemie,

i vulcani, che inghiottono e sotterrano,

si sciolgono i ghiacciai e i maremoti

fanno sparire parti di terreno.

Io forse non sarò allorché gli eventi

faran precipitare tutto quanto,

ma le generazioni che verranno

raccoglieran disastri provocati

da tecnologie scellerate

mirate solamente a far ricchezze

per il presente ed escludendo il dopo.

NOZZE D’ORO

“Oggi mi sento forte come un toro”

disse mio nonno alla sua vecchia sposa.

“Amore mio ti prego, o mio tesoro,

voglio passar la notte sì amorosa

di cinquant’anni fa: le nozze d’oro!

Averti tra le braccia come rosa.

Facciamo festa e, dopo un bel ristoro,

tu metti la camicia e un po’ sdegnosa

ti rivedrò avvampare, e ciò mi giova.

Brindiamo con spumante e un po’ di torta

vicino al caminetto scoppiettante.

La nonna ora lo aspetta nell’alcova,

tende l’orecchio, ma da quella porta

giunge solo un russare riposante!

Elisabetta Antonangeli

3A)POETI AMICI terza parte

la prossima poetessa che si affaccia in questa galleria di volti e di parole è Genovese doc. una personcina deliziosa molto molto originale,e un vero vulcano di idee e di progetti

ELENA ZUCCHINI abita a Genova, dove è nata, ha frequentato il Liceo Classico, si è laureata in Scienze Biologiche ed ha svolto, per oltre 20 anni, la professione del Biologo nell’industria farmaceutica.

Attratta dalla scrittura in versi fin dalla più tenera infanzia, se n’è allontanata per l’avversione verso la poesia di gusto novecentista.

Completamente assorbita dagli impegni lavorativi e familiari, si è riaccostata alla poesia quando, concluso il rapporto di lavoro e con le figlie ormai adulte, ha incontrato l’Accademia Alfieri.

In seguito all’entusiastica adesione al movimento letterario “Il Dolce Stile Eterno” si è applicata allo studio della prosodia e della metrica e alla produzione di testi poetici che utilizzino esclusivamente versi canonici (quasi sempre coronati da rime) e siano inseriti per lo più in schemi metrici collegati alla tradizione letteraria italiana.

Divenuta coordinatrice della Sezione Ligure dell’Accademia Alfieri si occupa nella sua città (e non solo) di letture poetiche, eventi culturali e spettacoli teatrali di musica e poesia, accanto alla conduzione di un Laboratorio di Versificazione che costituisce l’attività di maggior prestigio (e che più caratterizza i programmi dell’Accademia Alfieri).

Cura una pagina della rivista “L’Alfiere”, organo ufficiale dell’Associazione, dedicata alla Sezione Ligure e alle sue attività.

Ha pubblicato nel 2012 la raccolta di poesie “Peli superflui (ed altri strappi)”, nel 2014 la biografia “Dalmazio Masini – Una vita per la poesia” e nel 2018 la silloge poetica “Se tutto fa brodo a cosa servono i dadi? (Rime bestiali)”, tutte edite da Accademia Alfieri.

Molti dei suoi testi compaiono in varie pubblicazioni dell’Associazione.

vediamo di conoscerla un pochino meglio con qualche domanda

1 Quando comincia il tuo amore per la letteratura?

Ancora prima di andare a scuola mi venivano insegnate filastrocche da dire a memoria, mi veniva acquistato il Corrierino dei Piccoli e mi venivano regalate fiabe illustrate. Era inevitabile che la lettura diventasse per me una passione che mi ha accompagnato tutta la vita. Gli studi classici hanno contribuito ad affinare il mio gusto e ad aprirmi ai più svariati generi, grazie anche agli scambi che avvenivano fra amici e compagni.

In relazione a ciò mi ha dato grande piacere, avendo trasmesso l’amore per la lettura alle mie figlie, leggere contemporaneamente a loro il medesimo libro per poterne parlare.

Per concludere il libro è fonte di piacere, di conoscenza e di riflessione. Come si può non amarlo?

2 Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

Non credo di avere gli strumenti e le conoscenze per fare una valutazione significativa. La mia impressione però è che l’ascolto/lettura della poesia non riscuota il favore del pubblico. D’altro canto mi pare che la produzione poetica di alto livello sia irriducibilmente elitaria, mentre quella minore sia abissalmente banale, per cui l’ascoltatore/lettore comune non riesce a immedesimarsi, come invece fa con i testi scritti per la musica leggera e quindi diserta le pubbliche letture e le librerie.

Anche la confusione tra prosa e poesia risulta destabilizzante e non aiuta ad amare questo genere letterario. Persi i suoi strumenti, la poesia non è più riconoscibile e il fruitore, disorientato,la schiva.

3 Chi sono i tuoi maestri?

Naturalmente i poeti classici hanno tutti contribuito a farmi amare la poesia. Se da bambina erano le poesie di Angiolo Silvio Novaro e Renzo Pezzani ad incantarmi, mano a mano che crescevo e venivo a contatto con autori via via di maggior spessore (lungi da me sminuire gli autori per l’infanzia che hanno una enorme responsabilità), la magia si manifestava in forme sempre più complesse, che talvolta potevano anche creare qualche difficoltà, per sfociare alla fine nel piacere.

Oggi il poeta che “più lo leggo, più mi stupisce e più lo amo” è Pascoli. Di lui trovo tutto perfetto, i temi e la versificazione, il lessico e le sonorità. Soprattutto mi affascina la sua continua spinta innovativa che si snoda nel solco della tradizione, senza stravolgere l’essenza della poesia.

Chi invece mi ha preso per mano e ha convogliato questi miei entusiasmi verso la produzione di testi dignitosi, è stato Dalmazio Masini, lo storico presidente dell’Accademia Alfieri, che pazientemente ha smussato le mie esuberanze verbali indirizzandomi verso una maggiore essenzialità e verso il rigore dell’autocritica. Mi ha anche insegnato il valore del suono, della musica delle parole, in modo che io potessi arrivare ad una buona comunicazione del testo poetico.

4 A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

Forse perché non è stata ben compresa la lezione dei grandi poeti del ‘900. Loro, che tentavano di percorrere nuove strade avendo comunque un bel bagaglio di conoscenza, hanno aperto la strada a chi andando casualmente a capo è convinto di scrivere poesia e si ritrova catapultato nel mondo dell’arte incoronato facilmente col nome di “poeta”. Questa invasione di testi “poetici” mediocri, ordinari e talvolta anche ignobilmente sgrammaticati, ha allontanato il pubblico, quello che andava ad ascoltare le declamazioni o viaggiava col libro in mano leggendolo a mezza voce.

5 Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

Produrre testi in cui l’ascoltatore/lettore possa ritrovare se stesso, i propri problemi, i propri desideri, le proprie angosce e le proprie gioie.

La poesia deve avere come centro l’uomo per scuotere le coscienze, deve partire dalle tematiche che riguardano ogni singolo essere umano e farle risuonare con parole intelligibili.

Non va dimenticato che la poesia è democratica, deve appartenere a tutti, deve volare sulle bocche, entrare nel cuore e nella mente della gente. Per aprire questa breccia c’è bisogno di un ritorno alla poesia tradizionale, non certo nel lessico, che non avrebbe senso, quanto nella costruzione del verso e nella ricerca di sonorità. Bisogna ritornare alla semplicità e alla chiarezza, senza trascurare l’aspetto evocativo. Uno dei versi più belli della nostra letteratura è di Leopardi: “Dolce e chiara è la notte e senza vento”, che con parole inequivocabili e semplici, arcinote e comprensibili, apre uno scenario di ampissimo respiro, di incanti e visioni, che in qualche modo tutti avvertono e che poi decifrano secondo la propria esperienza e sensibilità.

6 Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

Premettendo che non sono un artista, ma un artigiano della parola, vorrei inserire a conclusione dell’intervista una mia canzone-rondò, architettura metrica ideata da Dalmazio Masini come espansione della precedente invenzione, la forma denominata “rondò italiano”, dove le stanze costruite secondo i canoni petrarcheschi sono caratterizzate dalla ripresa della rima nella stanza successiva sino ad arrivare a chiudere l’ultima con la rima iniziale. La seconda poesia è un sonetto nato dalla sperimentazione ancora di Dalmazio Masini, che, nel ricercare nuove sonorità, senza contaminare la struttura del sonetto (sempre composto di 2 quartine + 2 terzine), è arrivato a un’alternanza rimica ristretta a tre sole rime.

Buona lettura!

BELLA COME NESSUNA

E già danzai per te, pelle di luna,

sulle punte dei piedi nudi e bianchi,

labbra gonfie di fuoco

e intorno ai larghi fianchi

guizzanti i miei capelli, cappa bruna

ad ombreggiare il gioco.

Mi avvicinavo piano, poco a poco,

a braccia aperte, ali di vanesse,

le mani tese avanti

gremite di promesse

da consumare nel chiarore fioco,

così, tra brevi istanti.

Nei pochi passi che sembrano tanti

l’attesa ci sfinisce lentamente,

accende carne e cuore

e trema nella mente,

poi ebbra sbotta quando a te davanti

si scioglie nell’amore.

Rugiada sul mio corpo il tuo sudore.

Il tuo respiro è vento del deserto

che forgia la mia rosa

sull’onda del concerto

di nudità in accordo, nel fulgore

della luce che è esplosa.

La storia si ripete senza posa.

Sperimentiamo insieme fondi abissi.

Laggiù danzo alla luna,

gli occhi negli occhi infissi.

E nel tuo sguardo io riemergo ariosa,

bella come nessuna.

IL SEGNO

Sono colei che ti sigilla il cuore,

fa la tua carne alle altre carni sorda

per quanto un nuovo desiderio morda

con lusinghe allettanti alte e sonore.

Se nella mente tua rinasce un fiore

è radicato in questa bocca rossa

e profumo non sparge che non possa

rievocare dei baci miei il sentore.

Mentre nel sangue questo giorno muore,

c’è il mio segno lì impresso sulla corda

che t’avviluppa e che mi rende ingorda

leonessa che t’accende fino alle ossa

d’un fuoco estremo che non mai si affossa.

Talismano infrangibile d’amore.

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Un poeta particolare si affaccia in questo spazio poetico e subito salta agli occhi per il suo modo originale di raccontare e di raccontarsi Enzo Gaia di La Spezzia conosciamolo meglio

Sono nato nel 1957 alla Spezia, dove ho conseguito la Maturità Classica e dove attualmente risiedo e lavoro.

Nel 1979 ho iniziato a partecipare a prestigiosi Concorsi letterari, nazionali ed europei, conseguendo importanti Riconoscimenti, tra questl il Primo Premio “Lord Byron”, Portovenere, t“Joutes Alpines”, Annecy; ”Marcello Landi”, Livorno; “Val di Magra”, La Spezia, Premio per la Cultura “Città di Levanto”, Premio “Artista dell’Anno” Sodalizio Culturale “Cristoforo Colombo”, Accademico di Merito “Il Setaccio”, Montecatini Terme, Premio di Finalista “Lerici Pea”., il Premio per il miglior racconto d’amore “Centoverba Edizioni”, Ferrara.

Nel 1993, con le Edizioni “Ibiskos” di Empoli, ho pubblicato “Come Arlecchino”, la mia “opera prima”, presentata dall’Editore al Salone del Libro di Torino, nel 1999, con il Centro Culturale “Il Portone” di Pisa, la mia silloge “A metà strada”, a seguito del terzo premio conseguito nel suo Concorso letterario e nel 2019, con i poeti Manuel Battilani e Marina Cappelletti, ho dato alle stampe la raccolta di liriche “Contaminazioni”.

Dal 2014 sono il Direttore Artistico di eventi di poesie e racconti nella mia città e a San Terenzo della Spezia e nel 2018 sono diventato Collaboratore dell’Accademia “Vittorio Alfieri” di Firenze che ha pubblicato, nella propria rivista “L’Alfiere”, una pagina dedicata alla mia produzione poetica, nonché le mie poesie nel suo “Calendario dei Poeti”.

Passiamo alla piccola intervista le sue risposte ci diranno quello che veramente pensa

1). QUANDO COMINCIA IL TUO AMORE PER LA LETTERATURA?

Il mio amore per la letteratura comincia alle scuole elementari, più precisamente in occasione della mia Prima Comunione, quando tra i regali ricevuti ci furono molti libri per l’infanzia e tra questi i romanzi di Emilio Salgari. Addirittura, di questo scrittore ho letto quasi tutti suoi libri e penso di sapere a memoria le vicende di Sandokan e dei suoi “tigrotti” della Malesia.

2). QUAL È LO STATO DI SALUTE DELLA POESIA OGGI?

Penso che oggi non sia in buona salute, ma non sono in grado di spiegarne il motivo ritenendomi soltanto un modesto cantastorie che non cerca applausi e glorie, tuttavia non smetterò di provare ad essere un poeta, essendo convinto che la poesia salva la vita e possa offrire all’umanità la possibilità di migliorare se stessa e il mondo nel quale abita ogni giorno, senza bisogno del vaccino o del green pass.

3) CHI SONO I TUOI MAESTRI?

Non ritengo di avere “Maestri”, ma piuttosto “professoresse “ e “professori” per le mie poesie! Ne nomino tre: Alda MERINI, la stratosferica poetessa dei Navigli, Eugenio MONTALE che mi ha insegnato ad ascoltare il rumore del mare e le sue onde, Giacomo LEOPARDI, dal quale a volte nei mie versi ho osato copiare il suo “pessimismo cosmico”.

4) ATUO AVVISO PERCHÉ SIAMO PIÙ UN PAESE DI POETI CHE NON DI LETTORI?

A questa domanda rispondo con le parole della Editrice della mia “opera prima” : “la poesia contemporanea vive in un mondo di frustrazione, provoca stati di panico e nuoce alla salute. E’ indecisa fra l’essere conservatrice o rivoluzionaria e nel dubbio non va a votare, vuole strapparti un consenso però non riesce a toccarti il cuore. Per questi motivi non si vende e non ha mercato, ma è colpa dei lettori, colpa della gente incolta che non la capisce!” Le sue parole, da me ascoltate nel 1993 al Salone del Libro di Torino in occasione della presentazione del mio libro di poesie “Come Arlecchino” ancora oggi mi confermano che la poesia spesso è infelice, ha difetti di postura, l’alito cattivo e le mani sudate, non sa neanche mentire bene e non è brava a recitare.

5) COSA OCCOREREBBE FARE PER APPASSIONARE ALLA POESIA?

Penso che oggi la poesia deve uscire dai circoli letterari e dalle biblioteche (dalle aule di scuola ahimè è già esiliata da tempo) ed essere invece letta tra la gente nei bar, nelle piazze, e perché no in un mercatino o dentro un ipermercato. A questo proposito, un modo per farlo penso siano i “poetry slam”, una produzione poetica popolare che nasce dalla strada ed è praticata nei luoghi pubblici (in particolare pub, circoli e luoghi associativi). Più  esattamente ill Poetry Slam è una competizione in cui i poeti recitano i loro versi, gareggiando fra loro e vengono valutati da una giuria composta da cinque elementi estratti a sorte tra il pubblico. Una forma poetica che per questi motivi oggi ritengo abbia un discreto successo soprattutto tra le  generazioni di scrittori  del duemila.

6)PER CHIUDERE L’INTERVISTA, CI REGALI QUALCHE TUO VERSO

AMATO?

“I poeti lavorano di notte

quando il tempo non urge su di loro,

quando tace il rumore della folla

e termina il linciaggio delle ore…”

Alda Merini

“L’esser poeti non è un vanto.

 È solo un vizio di natura.

 Un peso che s’ ingroppa con paura”.

Eugenio Montale, da Diario Postumo.

Adesso è il tempo di leggere le sue poesie

SUL RING DELLA MIA VITA

Lo zigomo spaccato

il naso fratturato

il volto tumefatto

le costole incrinate…

C’è sangue dappertutto

sul ring della mia vita,

mi aggrappo alle sue corde,

ma scivolo in ginocchio

(ormai non ho più forze

nell’ultima ripresa).

L’arbitro del destino

inizia il suo conteggio,

scandisce con lentezza

i numeri sul ring,

ma quando arriva a nove

io mi rimetto in guardia,

barcollo avanti e indietro

frastornato

e con un calcio allontano

la spugna dal quadrato.

L’avversario è sorpreso,

mi guarda sbalordito

ed abbassa i guantoni

con un’aria di sfida.

Allora lo colpisco

con un diretto al corpo,

un altro sopra il mento

e come un sacco vuoto

lui crolla sul tappeto,

tramortito.

Eppure non festeggio

la vittoria

e resto nel mio angolo

sfinito,

la testa abbandonata

tra le mani.

Dovrò ancora combattere

molte altre riprese

tra le corde del ring

che è spesso la mia vita.

AUTUNNO

Il viale del tramonto

a grandi passi

ormai io l’attraverso

disilluso,

un tappeto di foglie

ricopre la mia vita

e inutilmente

provo a calpestarle

per rendere più facile

il sentiero.

Sono lontani

gli amori adolescenti,

le lotte per un mondo

senza guerre

ho cessato da tempo

di combatterle

e troppe nuvole

ci sono nel mio cielo.

Inesorabile l’autunno

sta arrivando

e con fatica

io dovrò affrontarlo

rimanendo nascosto

come i bucaneve,

per possedere

ancora il desiderio

di spuntare sui prati,

a primavera.

Continuerò così

Il cammino

sulle impervie salite

della mia esistenza.

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Si apre una nuova sezione i miei amici poeti sono tanti ed è difficile accontentare tutti .Ora presento una poetessa fiorentina Gabriella Semino partendo da una breve biogafia per conoiscerla

E’ nata e vive a Firenze dove ha frequentato il Liceo classico Michelangelo e la Facoltà di Lettere e Filosofia conseguendo la laurea in Filosofia ad indirizzo psicologico, con una tesi su Cesare Musatti, padre della psicoanalisi italiana. In seguito si è specializzata seguendo corsi post-laurea in psicologia e ipnosi clinica a Firenze e a Verona e, dopo aver portato a termine il percorso di autoanalisi, si è dedicata al lavoro di psicoterapeuta. Ha conseguito inoltre il diploma quadriennale in Medicina psicosomatica e Naturopatia presso la sede distaccata di Bologna dell’Istituto Riza di Milano. Per motivi di lavoro ha vissuto alcuni anni a Verona, Cesena e Bologna dove ha anche insegnato nelle scuole superiori avendo sempre amato il contatto con gli studenti.

E’ stata fin da giovanissima appassionata di letteratura, musica e poesia che rappresentano per lei l’angolo speciale cui attingere forza e serenità anche nei momenti più difficili.

Ha pubblicato alcuni racconti e articoli per riviste locali fiorentine. Ha studiato canto e ha fa parte del Coro di Via Luna che si esibisce regolarmente in pubblico (o almeno lo faceva fino allo scoppiare del Covid).

Per quanto riguarda la poesia, fin dai primi anni di scuola, ha scritto versi sia liberi che in metrica e rima. Dal 2013 si è iscritta all’Accademia Alfieri, sezione di Firenze, riscoprendo la bellezza della poesia classica e del “Dolce stile eterno” perseguito dai suoi poeti e dedicandosi prevalentemente ad esso. La poesia le ha dato molte soddisfazioni dato che ha avuto numerosi primi premi in concorsi letterari ad esempio “Trofeo Colle Armonioso”, concorso “Un Monte di Poesia”, premio interna-zionale “Laudato sie, mi’ Signore”, concorso “Giubbe Rosse”, eccetera. Ha pubblicato la silloge di poesie per Aletti Editore “Mareggiate e altre intemperie” e una silloge in “Modernità in metrica” delle edizioni Stravagario per l’associazione culturale Mimesis.

Al momento sta preparando una raccolta di poesie che spera di pubblicare al più presto.

Qualche domanda serve per avere un quadro più preciso della personalità

– Quando comincia il tuo amore per la letteratura?

Come ho già detto ho cominciato fin da piccola ad amare la letteratura e la poesia, grazie ad una propensione naturale e all’insegnamento di mio padre e delle mie sorelle. Ricordo che da bambina prendevo i libri dalla biblioteca di famiglia e li divoravo velocemente. Mi immergevo totalmente in quelle storie e mi identificavo nei personaggi e poi scrivevo novelle e racconti molto fantasiosi che riecheggiavano in modo infantile quelle letture. E poi ho continuato a leggere per tutta la vita sia per svago che per lavoro, a volte leggo persino più libri contemporaneamente! Non saprei proprio immaginare la mia vita senza la lettura di qualche buon libro.

– Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

Non è uno stato di salute molto buono, soprattutto perché, secondo me, l’avvento del verso libero ha causato una crisi della poesia perché ha portato ad un malinteso: si pensa che basti andare a capo ogni tanto, così un po’ a casaccio, per aver scritto una poesia. Ma non è così, anche il verso libero deve avere una sua armonia e una musicalità che sono le caratteristiche tipiche della poesia. Per capire quanto dico è sufficiente leggere i versi dei grandi, tanto per fare un esempio basta pensare a Giuseppe Ungaretti le cui poesie contengono una metrica nascosta. Ecco, la metrica: io oggi scrivo prevalentemente in metrica e rima proprio per questo, perchè credo sia l’unico modo per rivalutare la poesia. Del resto a chi contesta questa mia affermazione vorrei far notare che tutti i bellissimi e amatissimi versi delle canzoni, soprattutto quelli dei cantautori, seguono proprio la metrica e la rima.

– Chi sono i tuoi maestri?

Prima di tutto mio padre che leggeva con me le poesie insegnandomi la metrica e l’armonia del verso e facendomi riflettere sul contenuto. Poi ci sono stati poeti che ho particolarmente amato, da Leopardi a Pascoli, da Cardarelli a Ungaretti e Montale. Dante l’ho apprezzato solo dopo aver terminato il liceo classico, a riprova di quanto a volte la scuola non sappia farci cogliere la bellezza delle poesie dei Grandi. Più avanti negli anni il mio maestro è stato Dalmazio Masini che mi ha incoraggiato a riprendere la scrittura in metrica e a leggere pubblicamente le mie poesie. Devo dire che il suo apprezzamento e il suo appoggio sono stati fondamentali per me.

– A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

In generale si legge poco anche perché purtroppo ultimamente ci si dedica di più a navigare sui social e su internet piuttosto che prendere in mano un libro. Per quanto riguarda essere un paese di poeti non sono molto d’accordo, almeno per quanto riguarda la situazione attuale: infatti se è vero che molti scrivono è anche vero che sono pochi quelli che possono essere definiti veramente poeti. Si scrive a volte per combattere la solitudine, per lenire il dolore, per esprimere dei sentimenti e delle sensazioni e in effetti in questo modo chi è che non l’ha fatto almeno una volta nella vita? Ma da qui ad essere dei veri poeti ce ne corre! In ogni caso secondo me è positivo comunque mettere sulla carta una parte di se stessi, se non è alta letteratura è almeno utile psicologicamente.

– Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

Innanzitutto occorrerebbe cominciare dai giovani e dalla scuola offrendo modi diversi di insegnamento. Evitare di imporre ai ragazzi di imparare le poesie a memoria o di farne pedissequamente la versione in prosa che viene spesso scopiazzata qua e là. Molto più importante sarebbe portarli ad una comprensione profonda dei testi, ponendo l’accento sulle emozioni del poeta che viene studiato. Nello stesso tempo si dovrebbe educare i ragazzi ad esprimere a loro volta le sensazioni e le emozioni stimolate da una determinata poesia. In una parola: meno nozionismo e più passione. Inoltre credo che la poesia, dato che come ho già detto in Italia si legge poco, andrebbe diffusa anche oralmente, per esempio inserendola in manifestazioni musicali o teatrali per far sì che come altre forme di arte torni a far parte a pieno titolo della nostra vita.

per concludere è di prassi la lettura delle poesie

– Per chiudere l’intervista ci regali qualche verso amato?

Vi regalo alcuni versi di Eugenio Montale da “Meriggiare pallido e assorto”

… E andando nel sole che abbaglia

sentire con triste meraviglia

com’è tutta la vita e il suo travaglio

in questo seguitare una muraglia

che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

– Ecco due mie poesie:

– ALBA SU FIRENZE (Canzone Rondò)

Come un respiro antico si ridesta

di un languore sensuale ancora ombrosa

Firenze tra le mura

bella di quiete oziosa

mentre l’alba incipiente alza la testa

sopra la notte scura,

irretisce le stelle e le cattura.

Su Ponte Vecchio aleggia una foschia

che lo rende irreale

sognante fantasia

accesa di una rossa velatura

dall’aurora autunnale.

Lo sguardo indugia sulla cattedrale

altera accanto ai tetti addormentati

nell’incerto chiarore,

mentre insieme allacciati

tanta bellezza che fa quasi male

godiamo con stupore.

Avvolta nell’abbraccio del tuo amore

in quest’alba protesa su Firenze

mi seduce l’incanto

di mille iridescenze

sulle impronte del tempo ammaliatore

quasi fossero un manto.

Ora il sole si leva come un canto

e sopra i campanili accende l’oro…

Della notte ci resta

un prezioso tesoro

che l’attesa dell’alba stretti accanto

di un sogno ci rivesta.

– IL SOGNO DI DANTE

Sente voci accorate tutto intorno

mani pietose tergergli il sudore

comprende ormai che non farà ritorno

in quella patria che gli strazia il cuore

Firenze amara di condanna e oltraggio

desiderata e odiata con furore

nei tristi giorni di vagabondaggio

di esilio e di insanabile ferita.

Ripensa intanto a un ben diverso viaggio

lui che ha percorso l’oltretomba in vita

cammino tra visione e allegoria

cupa discesa e mistica salita

che fiero ha offerto agli uomini la via

verso la verità e la redenzione

grazie alla più sublime poesia.

Sempre ha creduto avere una missione

si è ritenuto giudice e diverso

per fustigare vizi e corruzione

che tanto fanno l’animo perverso.

Su tutto ha posto il senso del divino

che è puro Amore e abbraccia l’universo

è Dio primo motore Uno e Trino

Egli il libero arbitrio lascia loro

ma conosce degli uomini il destino.

Sa che malgrado il suo capolavoro

in riva all’Arno sul toscano suolo

più non riceverà “l’amato alloro”

senza Beatrice il grande uomo è solo.

E’ tardi. Il gelo scende sulla pelle

e quando l’anima infine prende il volo

l’accoglie l’Universo tra le stelle.

Gabriella Semino

2A) POETIAMICI seconda parte

Completo questa seconda pagina con un poeta Uomo un tipo eclettico poeta ma anche musicista professionista un artista a tutto tondo

Iniziamo la conoscenza di questo autore con la sua biografia

L’ evento speciale che ha caratterizzato gli ultimi suoi dieci anni di attività poetica è stato, grazie a Facebbook, quello relativo all’iscrizione al gruppo di poesia Accademia Alfieri, dove l’incontro, lo studio, la discussione e l’approfondimento con alcuni valentissimi esperti di metrica lo ha appassionato allo studio della metrica italiana.

Già ne conosceva i rudimenti essenziali, visto che la professione di insegnante di lettere nella scuola media glielo imponeva come preparazione di base, anche se per la facoltà Universitaria scelta non era prevista un esame universitario di questo genere.

Da quel momento in poi è scattato qualcosa, fascinazione e/o innamoramento, che ha stimolato la produzione di testi poetici. Da una decina di poesie l’anno, in versi liberi o in metrica zoppicante, è arrivato a scrivere una poesia al giorno in metrica.

Convinto che la poesia non abbia alcun potere taumaturgico, nè sia in grado di dare messaggi particolari oppure essere usata come direttiva di vita ( la poesia è piacevole e inutile, come diceva il poeta Gabriele Galloni scomparso di recente), l’autore ama variare il tema delle sue composizioni passando dall’ironia lo sberleffo e il nonsense alle riflessioni e considerazioni più personali inerenti ai diversi aspetti della vita.Basilare è stato lo studio delle fanfole di Fosco Maraini, che gli ha permesso di servirsi di un metalinguaggio particolare per creare sonetti nonsense e la stabile adozione del “ Sonetto Speculare” creato dal compianto Presidente del Gruppo FB, Accademia Alfieri, Dalmazio Masini, una efficacissima e creativa variante del sonetto classico.

Ha partecipato a vari concorsi poetici in cui si è distinto piazzandosi stabilmente nei primi posti e vincendo il primo premio di metrica al concorso organizzato dall’Associazione il Faro nell’anno 2020.

Ha pubblicato con Youcanprint nel 2016 APPUNTI IN VERSI DI UNA VITA NORMALE e una raccolta di 99 sonetti, e nel 2020 ha pubblicato LA NOSTALGIA DEL CIELO, un quaderno di 20 sonetti scelti, proposto da Vitale Edizioni per la Collana Autori Suggeriti.

INTERVISTA

Quando comincia il tuo amore per la letteratura?

L’amore per la Letteratura italiana è nata per ragioni professionali, ho frequentato le Magistrali e il corso di Pedagogia e Filosofia all’ Università diventando poi insegnante di lettere nella Scuola Media e la Letteratura Italiana era materia di esame.

. Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

Quale poesia? Siamo arrivati ad un punto tale che non si sa cosa sia la poesia, o meglio, non non si sa cosa NON sia poesia. La metrica già da tempo ha perduto il suo appeal e tutti, o quasi, si sono buttati sul verso libero, ci sta, ma a parte le sperimentazioni più azzardate ( poesia grafica, visuale e/o cose del genere) spesso non è facile distinguere la poesia dalla prosa e in genere.

Accanto ad opere pregevoli, poche, , spesso il verso libero è incomprensibile, vuoi per le metafore spinte all’ estremo o ai riferimenti fin troppo personali, che rendono a volte le composizioni completamente illeggibili.

Chi sono i tuoi maestri?

Ovviamente i classici e tutti quelli che scrivono in metrica o anche in metrica:

Dante, Petrarca, Foscolo, D’ Annunzio, Pascoli, Leopardi, Quasimodo, Ungaretti, Montale, Luzi ,Zanzotto, Caproni, Maraini e Valduga.

A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

Perchè siamo abitati da un egocentrismo pauroso, gli italiani amano stupire anche se non ne hanno le capacità, vogliono tutto e subito, onori e gloria senza la preparazione necessaria, per cui tutti scrivono e pochi leggono ( e acquistano libri di poesia..) non considerando, come invece si dovrebbe, che è importantissimo lo studio della tradizione per potere progredire e spostare in avanti i paletti dell’ innovazione.

Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

Non so cosa serva per far appassionare le persone alla poesia, certo è che, paradossalmente, i gruppi di poesia in FB sono molto frequentati e vivaci, si scrive, si commenta e si litiga e questo è già un buon metodo per appassionarsi.

Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

”Forse perche della fatal quiete a me sí cara vieni o sera” ( Foscolo )

“ Luna puella pallidula” ( Zanzotto )

“L’azzurro violentava l’universo in quella assurdità di cieli tersi” Gianni Bianchi”

Tuffiamoci ora nella lettura delle poesie

POESIE

Che differenza c’è fra terra e cielo,

ora che il buio scende e tutto ammanta

d’ ingenua leggerezza un caldo abbraccio,

che cura e rassicura e dà conforto

e piano ti conduce in altro porto,

scevro d’ impurità, che nel brogliaccio,

da districare giorno per giorno, tanta

brutale tenerezza a bruciapelo

precede un improbabile disgelo

ora possibile, pure se affranta

ristagna l’anima, oltre questo ghiaccio,

che mi fa letto e in cui deluso giaccio

da due minuti o da millenni; santa

che sia l ‘oscurità nel mio vangelo.

SE TU NON FOSSI QUELLA CHE SEI ORA

Se tu non fossi quella che ora sei

ti cercherei raccolta nelle pieghe

di attimi perduti, oppure immaginati,

nel girotondo lento dei ricordi

nei sentieri che scendono scoscesi

verso un mare incredibile, giù in fondo,

che s’intravede azzurro da quassù,

e tu non puoi sapere,

neppure immaginare

il fiato corto e l’ ansia della corsa

verso quelle acque, specchio di quel sole

troppo lucente e limpido

ed il dolore di non trovarti più,

potrei scoprirti, allora,

negli anfratti dei gesti ripetuti

movimenti incompiuti, rarefatti.,

nell’ultimo proporsi di un sorriso,

nell’ atteggiarsi dolce ed indeciso,

nella timida richiesta d’ aiuto

per un sogno creduto,

per un passo non fatto.

T’avrei sentita, allora, nella pelle ,

che m’ abitavi, come voglia antica,

come essenza da sempre percepita,

come parte di me.

GB

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Si prosegue questa carrellata tra i miei amici poeti con un altra donna, Maria Luperini poetessa genovese, come vedete i miei amici spaziano dall’alpi alle Piramidi, se continuerete a seguire il blog troverete voci da tutta Italia

Maria Luperini

Biografia

Sono nata e vivo a Genova.

Diploma di maturità classica e laurea in Giurisprudenza, sono appassionata di letteratura e arte e amo la mia città di cui frequento le associazioni culturali con presentazioni di libri, pubbliche letture poetiche e partecipazione a collettive d’arte.

Pubblicazioni:

Narrativa:

“Poco meno degli angeli” (racconti), Liberodiscrivere, 2008.

“La corte del glicine” (romanzo), Aracne, 2010.

Nel 2013 sono entrata nel progetto Factory editoriale I Sognatori di Aldo Moscatelli con cui ho pubblicato i romanzi “Oltre mare” nel 2014 e “L’acchiappasogni” nel 2017.

Poesie:

“Verrò a passeggiare i ricordi (nei vicoli di Genova)” (silloge), Liberodiscrivere, 2009.

In collaborazione con il Festival Internazionale della Poesia di Genova: “A ritmo di jazz. Tra immagini e poesie”, una mia poesia è stata inserita nell’antologia a cura di Fabio Manganaro, BLU Edizioni, 2009; un’altra poesia è stata inserita in “Genova canta il tuo canto”, antologia a cura di Alberto Nocerino, Editrice Zona, 2015.

Teatro:

Il monologo “Il pane sopra le acque” è stato inserito nell’antologia “Monologhi da camera e da volo” a cura di Serena Maffia, Perrone, 2012.

Per approfondire la conoscenza di questa poetessa qualche domandina

1)Quando comincia il tuo amore per la letteratura?

A scuola, fin dalle elementari. Adoravo i piccoli volumi di fiabe illustrate e ne costruivo io stessa con i quaderni, inventandomi storie e illustrazioni. Nel periodo successivo sono venuti i libri per ragazzi, specifici o adattamenti da grandi capolavori. Ricordo l’immensa gioia di trovarli sotto la cappa in cucina insieme ai dolci della calza la mattina dell’Epifania oppure quando mia madre mi accompagnava a sceglierli nella cartoleria di fronte alla scuola. Ho avuto la fortuna di avere genitori consapevoli della grande importanza della lettura. Poi ho frequentato il liceo classico e lì c’erano insegnanti appassionati della materia, ovviamente, ma anche compagni con cui scambiavo suggerimenti di libri contemporanei non compresi nel programma scolastico. In quel periodo mi innamorai dei classici greci e latini e dei grandi poemi cavallereschi, ma anche di Calvino e dei russi. Ricordo ancora l’entusiasmante lezione fuori programma del nostro insegnante di letteratura italiana su Montale, quando gli fu insignito il Nobel. Era un ambiente severo, ma ricco di passione.

2) Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

La poesia sta bene, ha solo cambiato modalità di comunicazione. Nei giovani è sempre importante la necessità di esprimere la propria interiorità e le proprie istanze sociali, basti pensare al rap e ai nuovi cantautori e ai fenomeni di condivisione virale sui social di versi saccheggiati da autori vari e fatti propri. Il problema sta, semmai, nell’autoreferenzialità di poeti lontani dai bisogni della gente, nella dipendenza dalla ricerca affannata del consenso dei critici letterari, mentre bisognerebbe farsi interpreti del proprio tempo e parlare di ciò che veramente coinvolge le persone, ciò che le riguarda e ciò che desiderano nel profondo. E soprattutto essere sinceri, liberi dai preconcetti della forma e anche dai preconcetti della non-forma a tutti i costi. Come afferma Mircea Cărtărescu la letteratura non deve disegnare porte finte sui muri, fatte per essere guardate ma che non conducono da nessuna parte, bensì essere scritta sulla propria pelle affinché le persone vi si possano specchiare e ricavarne un segno.

3)Chi sono i tuoi maestri?

Tra i classici Giacomo Leopardi, per quanto riguarda il Novecento Eugenio Montale e Antonia Pozzi, tra i contemporanei la polacca Wislawa Szymborska.

4)A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

Non farei un paragone quantitativo tra poeti e lettori, perché una caratteristica della poesia è l’oralità, al contrario del romanzo. Fa piacere a tutti ascoltare la declamazione di belle poesie, più complesso è dedicarsi all’acquisto di libri. In realtà la gente legge sul web, ma legge pochi libri, perché il tempo del libro è complesso e forse troppo lungo, oppure nonostante l’alfabetizzazione diffusa pochi sono in grado di interpretare correttamente la lingua letteraria, che spesso non corrisponde alla lingua reale e questo lo si può notare dal cambiamento del linguaggio che viene dal web. Se si pensa al mondo della musica si può notare quale diversa fruizione se ne ha nel mondo d’oggi rispetto all’acquisto dei dischi nel passato. Questo non è necessariamente negativo. Il web ha un grande potenziale che dovrebbe essere sfruttato anche dai poeti. Ci sono esempi clamorosi di libri di poesia che hanno venduto moltissime copie proprio per il successo sul web, per esempio Michele Mari, saccheggiato suo malgrado dai giovani per postare messaggi su Facebook, per non parlare del fenomeno di quegli autori che sono stati pubblicati dopo essere diventati famosi youtuber, come Francesco Sole. In conclusione, penso che il vero problema sia da un lato la mancanza di semplicità dei poeti e dall’altro la mancanza di coraggio delle case editrici, che ormai tengono in considerazione solo il lato puramente commerciale della loro attività.

5)Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

Secondo me bisognerebbe trovare nuove modalità di comunicazione, una specie di Spotify della poesia per intenderci, qualcosa che la svincoli dalla necessità dell’acquisto del libro. Portare la poesia nelle piazze e in questo il grande successo di Benigni con l’opera di Dante dovrebbe far riflettere. Inserire la declamazione poetica nell’ambito di eventi misti, come fa Claudio Pozzani con il suo Festival a Genova, in cui la poesia convive con la musica e l’arte visiva. Offrire opere di qualità, non autoreferenziali. Per appassionare la gente bisogna essere appassionati, è questo il punto. Quanti poeti sono veramente appassionati di poesia?

6)Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

Uno per tutti, da Falsetto di Eugenio Montale, il verso di chiusura.

“Ti guardiamo noi, della razza/di chi rimane a terra”.

ora leggiamo le poesie che l’autrice ha scelto per noi

LA LEGGENDA DEL CALIGO

di Maria Luperini

Per noi dalla calura

del mare viene languido il caligo.

Per noi aggrappati agli scogli

aggrappati al dolore e alla paura.

E sale con dolcezza

con lentezza di luna sospira: non ricordi?

continuamente nascere tu cerchi!

solleva le tue dita ad una ad una

le scioglie dagli scogli

ti attira verso il mare: non ricordi?

oltre la porta entri nei soverchi

mondi dell’aria pura.

Le onde cullano il viaggio

liquido amniotico, abbraccio,

nessuno rimane solo e l’anima respira.

Si lascia andare in volo

dentro al caligo mentre si ritira.

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IL VIAGGIO

di Maria Luperini

Sono un sasso sotto il mare.

Un pesce vagabondo

a rischio di spiaggiare.

Legno in preda al viaggiare

ipnotico e paziente

come sul vuoto apparente

verso un destino d’arte

da un destino chissà.

Un piccolo bar sul lido

assediato dal mare infido

che spinge sempre più in là,

un bar di poco valore

con dentro birra e canzoni.

Un corpo privo di suoni

dopo la fuga del cuore.

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Ho aperto una seconda parte dato il notevole entusiasmo alla partecipazione dei tanti amici poeti allora ecco un nuovo gruppo

iniziamo sempre con una donna molto talentuosa: Luisa di Francesco

Nata a Taranto nel 1960, laureata, docente dal 1983, insegnante di Materie letterarie, è in pensione dal 1 settembre 2021. È accademica dell’Accademia “Arte e Cultura” di Michelangelo Angrisani (SA) e rappresentante provinciale per Taranto dell’Accademia “Arte e cultura” (SA); accademica dell’associazione ALBAP-Academia Luso Brasileira de Artes e Poesias. (Brasile); socio ordinario dell’Accademia V. Alfieri di Firenze, dell’Associazione “Focus” di Taranto, dell’Accademia dei Bronzi di Catanzaro, dell’Associazione Quia di Cerveteri.

Ha manifestato, sin da piccola, uno spiccato interesse per la lettura: dai testi di narrativa per ragazzi ai grandi Autori del panorama letterario dell’Ottocento e del Novecento. Amante della letteratura, della poesia e dell’arte in tutte le sue forme, scrive racconti e testi poetici affidando al “segno” i moti del suo animo.

Ha pubblicato due raccolte poetiche: “Grammi di vero”, VJ Edizioni, Milano-2020 e “Il vaso di Pandora”, Pegasus Edition- 2021. Con la silloge inedita “Il vaso di Pandora” è risultata vincitrice (1° premio assoluto) al Premio Internazionale Montefiore 2020 e al Premio “Le parole di Lavinia 2021”-per la sezione Poesia edita ( 1° Premio assoluto) , indetto dal Centro Studi Femininum Ingenium di Pomezia. Con la medesima silloge si è classificata al 1° posto ex-equo per il libro edito Sezione Poesia al Premio “Le Pieridi” ed. 2021, promosso dall’Associazione Culturale Achernar di Policoro e al 2° posto al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa “Raffaele Carrieri” 2021 di Taranto, promosso dall’Associazione socio-culturale “La Masseria”. Si è classificata al 1° posto assoluto per la Narrativa edita al Premio “Le parole di Lavinia 2020”, con il racconto: “E’ normale”.

1^ classificata al Concorso Internazionale Arte e cultura 2021 di Michelangelo Angrisani-Cava dei Tirreni con la poesia “A braccia aperte”; 1^ classificata per la sezione video-poesia al Premio Athena Ars 2021- Associazione Atlantide-Catanzaro per la video-poesia: “A braccia aperte”; 1^ classificata per la sezione Letteratura alla Mostra di Arte e Poesia: “Dante, il sommo canto”- 2021, indetta dall’Associazione Quia di Cerveteri con il testo: “Andar non vuole”; 1^ classificata con la lirica “Il corpo del mare” al Premio Letterario “Scoglietti-poesia sul mare”, indetto dal Centro Studi Cultura e Società di Torino; 1^ classificata per la Sezione Racconto inedito, con il testo: “Il silenzio” e 2^ classificata per la sezione silloge poetica inedita, intitolata: “Nei lembi strappati”, al Premio Nazionale di Poesia e Narrativa Giuseppe D’Ambrosio Angelillo-città di Acquaviva delle Fonti, promosso dall’Associazione culturale l’Incontro onlus; 1^ classificata al Concorso “Scrivere per passione-2021”, indetto dall’Associazione culturale Placebook con la poesia: “Perché ci sia ancora suono” e 1^ classificata al Premio “Fino in fondo-2021”, promosso dall’Associazione Komen Italia, con la poesia: “Perché ci sia ancora suono”; 1^ classificata al Contest -2020 –Evento pietico del mese di dicembre- Pagina social “Tra le righe” dicembre 2020 con la poesia “Odore di casa”.

2^ classificata al Premio “Un monte di Poesia 2020”, indetto dal Comune di Abbadia San Salvatore e dall’Accademia V. Alfieri di Firenze per la sez. a tema-La montagna-con la poesia “Echi di spume”, con la quale si è classificata al 2° posto al Premio Città di Grosseto 2021 per la Sezione Poesia- Premio speciale dedicato alla memoria del Poeta Morbello Vergani; vincitrice del Premio Qulture 2021-Una Ghirlanda di libri, promosso dall’Associazione Qulture e dalla Felici Editore con l’inclusione di tre testi poetici (“Ebru-Esagerare-L’amore impossibile”) nell’Antologia dedicata.

Ha curato una raccolta poetica, intitolata: “La vita in una boccia” (2021) alla quale hanno partecipato 33 poeti provenienti da diverse regioni italiane.In numerosi concorsi letterari nazionali ed internazionali ha ricevuto premi, classificazioni, menzioni speciali, della critica e riconoscimenti (circa 90 premi); molte sue poesie e racconti sono inclusi in antologie dedicate.

In prossima pubblicazione la sua terza silloge poetica, dal titolo: “Il mio primo è il cuore”.

Per conoscere anche il pensiero di questa poetessa pluripremiata ecco una piccola intervista

1)Quando comincia il tuo amore per la letteratura?

Il mio amore per la lettura e, di conseguenza, per la letteratura, ha radici lontane nel tempo. Ho sempre amato leggere, sin da bambina: divoravo libri uno dietro l’altro; mi immergevo nei loro mondi, nelle vite dei protagonisti e dei personaggi, diventavo ciò che loro erano o che rappresentavano per me in quel momento.

Ho cominciato a scrivere a cinque anni in prima elementare, amavo la mia maestra ed è stata lei che mi ha accostato alla poesia: mi spingeva a comporre e ho scritto alcuni componimenti che purtroppo non ho più; probabilmente testi ingenui ma che mi hanno fatto scoprire che mi piaceva scrivere. Da allora, in realtà, non ho mai smesso di farlo come anche di leggere e di studiare. Sono stata insegnate per 41 anni, in pensione da settembre di quest’anno.

Ho scritto per esigenze professionali: per preparare le attività con gli alunni, i progetti scolastici; ho continuato a studiare e a leggere. Non so quanti libri abbia letto, su quante pagine abbia “ripiegato me stessa”. Lo faccio tuttora. Mi piace riflettere sulle Opere dei Grandi Autori, soprattutto i classici della letteratura italiana (deformazione professionale? Forse…). Ho scritto una raccolta di racconti moltissimi anni fa che è rimasta chiusa in un cassetto per decenni, poi, nella mia vita è accaduto qualcosa di difficile e doloroso che mi ha dato l’obbligo di “una svolta”: una svolta dura da accettare, ma che mi ha fatto comprendere che potevo soccombere ad essa oppure cercare di sfuggire il fato, di ignorarlo e di vincerlo. È la scelta che ho fatto. Scrivendo.

Ho imparato faticosamente, sulla mia pelle e alla mia età (non sono proprio giovanissima) a mettere in discussione tutte le mie convinzioni e certezze; ho imparato a cercare, a trovare, a perdere e a ritrovare nuovamente quell’identità soffocata per anni scoprendo che la mia anima urlava il bisogno di esprimersi. Un lungo lavoro di scavo negli abissi di nero della mia anima. Ho cominciato a scrivere poesie, anche se non le definisco così ma espressioni del mio “sentire”.

Posso dire che “la poesia ha trovato me”, mi ha offerto quell’ancora a cui aggrapparmi quando mi sono sentita e mi sento tuttora preda delle tempeste, tra i marosi che rovesciano onde gigantesche…afferro la penna e scrivo. In qualunque luogo mi trovo, scrivo.

2). Qual è lo stato di salute della poesia oggi?

La poesia ha un valore indiscusso e indiscutibile. La sua presenza è costante nel tempo; i primi componimenti sono state opere in versi accompagnate dalla musica (i poeti provenzali…, poi sono nati i primi sonetti ripresi da tutti i grandi autori). Non si può ignorare l’esistenza del “poetare”, vorrebbe dire escludere la propria storia ed identità letteraria e linguistica. Ma, soprattutto oggi, la poesia trova ragione di esistere e di dare voce alle emozioni, ai disagi, ai dolori, al senso di isolamento legati a questo tempo sospeso, a questo distacco dalla quotidianità che la pandemia ha imposto.

Innumerevoli persone hanno cominciato a scrivere proprio durante la pandemia scoprendo e riscoprendo una capacità comunicativa perduta nel ritmo frenetico del vivere quotidiano. Non è un caso! L’uomo ha bisogno di poesia, di leggerla, di sentirla, di provarla sulla propria pelle. Nella Scuola dove ho insegnato, a giugno scorso, è stato realizzato un Laboratorio poetico con un gruppo di studenti, partendo dall’analisi di alcuni miei testi. Il risultato è stato meraviglioso: ragazzi adolescenti hanno saputo ricercare ed esplorare il proprio io e comunicarlo in componimenti poetici, non perfetti, ma pregni di emozioni e di sentimenti. Bellissimi!

È stata una esperienza incredibile che mi ha fatto capire che la poesia è di tutti coloro che sono disponibili ad amarla, a viverla; la poesia è il più potente mezzo di comunicazione che abbiamo a disposizione, il più ampio spazio di libertà espressiva ed emotiva posseduto dall’uomo.

3) Chi sono i tuoi maestri?

Non so sinceramente se ho dei Maestri cui mi ispiro. So che i Grandi autori della letteratura italiana ed europea del passato sono quelli che amo maggiormente e che rileggo frequentemente. Penso che nessuno dei grandi Autori possa essere emulato, se non facendone una “brutta copia”; sono pietre miliari, fari nella notte, irraggiungibili e, nello stesso tempo, fonte di ammirazione infinita per tutto ciò che hanno consegnato a noi, alla memoria letteraria e sociale.

Ho letto tantissimo nella mia vita, ogni genere di opera: dalla poesia al romanzo ai testi teatrali. Non so quanti libri abbia letto. Amo Dante, la Divina Commedia continua ad essere una mia passione, un ritornare continuo sui Canti per comprenderli. Alcuni li ho riletti molte volte e mi commuovono sempre, ritrovo in essi collegamenti con il mondo di oggi. Amo Pascoli, Petrarca, Pavese, Montale, Ungaretti, Neruda, Saba e molti altri; poeti contemporanei come Franco Erminio, Louise Gluk-premio Nobel, Maria Luisa Mazzarini. Pirandello!!! …le opere teatrali sono meravigliose come quelle si Shakespeare e di Edoardo.

E, la mia Musa, quella alla quale chiedo silenziosamente aiuto ogni volta che inizio a scrivere, è Alda Merini, la poetessa preferita. È vissuta anche nella mia città. A volte le cerco per le strade, come se potesse spuntare all’improvviso e parlarmi e dirmi come nasceva la Poesia nel suo cuore puro. Ho una infinita ammirazione per lei, per le sue poesie: mi toccano l’anima. Ma leggo anche molti poeti contemporanei anche poco conosciuti; ci scambiamo le rispettive sillogi per posta ed è un modo meraviglioso per conoscersi e per arricchire se stessi.

4)A tuo avviso perché siamo più un paese di poeti che non di lettori?

Sicuramente il momento storico che stiamo vivendo e la pandemia, con conseguente aumento dell’isolamento spesso tra le pareti domestiche, hanno spinto molti a cercare rifugi o via d’uscita attraverso la scrittura. Tanti autori, compresa me, hanno trovato spazi cercando, oltre le terre emerse note, confini differenti e percorsi di autoconoscenza, approdando così alla poesia oppure alla prosa. La scrittura è divenuta una modalità immediata di riscontro, spesso anche in rapporto al proliferare di pagine social dedicate dove vengono proposte “vetrine” di conoscenza e anche di confronto fra scrittori.

Non è un male, secondo me, non lo è stato in questo periodo e non lo sarà anche in futuro. Probabilmente la poesia sta emergendo dalla “nicchia” in cui era da sempre relegata a vantaggio di un pubblico più vasto di utenti, spesso non dotato di cultura, nel senso classico del termine, ma che ha il desiderio di conoscere e di conoscersi.

Nella lettura interviene di nuovo quel carattere di chiusura in se stessi che è tipico del processo: il rapporto univoco con il testo che si sta leggendo, che ti trasporta, ti avvince ma che non ha relazione immediata con l’altro.

Abbiamo bisogno di incontrarci, di essere di nuovo in rapporto con gli altri, di “viverci”, anche mediante uno schermo, forse per questo siamo più un popolo di scrittori e meno di lettori, almeno in questo contesto strico. In passato avveniva esattamente il contrario.

5)Cosa occorrerebbe fare per appassionare alla poesia?

Occorrerebbe insegnare il ruolo e la forze delle emozioni, educare i giovani, a partire dalla scuola primaria, a comprendere che la poesia è il mezzo attraverso il quale chi scrive, cerca di comunicare un frammento vissuto, un attimo di sé percepito e filtrato attraverso la propria sensibilità e questo istante recepito dall’autore, interiorizzato, scavato nel profondo della sua anima, riemerge poi come un “insight”, una sorta di illuminazione (quasi una nascita, in realtà!) in espressione scritta, in un insieme di parole alle quali affidare un ordine, un “verso”, un senso e un messaggio che spesso è molto più profondo del contenuto. Ti arriva sulla pelle, a brivido; ti “strania” da ciò che stai facendo, immobilizza te stesso e lo sguardo sullo scritto e il cuore l’anima, le emozioni entrano ad onda: ne sei avvolto, travolto, trascinato, a volte persino stremato.

È questo il potere assoluto della Poesia! E, per far appassionare ad essa, occorrerebbe far comprendere che il mondo emotivo ed emozionale, “il sentire le emozioni” ha un effetto liberatorio, catartico per chi scrive e per chi legge e crea una unione di sentimenti che travalica ogni distanza temporale e spaziale. Se imparassimo tutti a non aver timore delle emozioni e a saperle “incanalare”, per esempio, nello scrivere, molte situazioni di reattività sociale ingiustificata e persino di violenza potrebbero essere migliorate.

Bisognerebbe anche liberare lo studio a scuola dei Grandi Poeti, dal rigore dell’analisi del testo che, se da un lato, offre la possibilità di raggiungere una interpretazione più profonda del messaggio dell’autore e della struttura dell’opera, toglie, però, il momento di “impatto” iniziale che è scevro dalla comprensione ragionata e che fa appello proprio alla sfera emotiva ed intima. Lasciare che, leggendo, ognuno entri nel testo e lo viva dentro di sé, senza limiti e ne venga preso, avvolto come in un abbraccio; lasciare che ciascuno viva a modo suo la “lettura” e ne ricavi il senso più vicino alla propria identità, che è differente da quella dell’altro. Solo così, secondo me, si potrà facilitare l’approccio alla Poesia, fornendo anche testi differenti per genere, impostazione, struttura…quasi “un ubriacarsi” di Poesia, fino all’ebbrezza!

6)Per chiudere l’intervista, ci regali qualche tuo verso amato?

Alcuni versi tratti dalla poesia “Preghiera” di Alda Merini, versi che amo molto e che ho riportato, come dedica, nella mia ultima raccolta. Rendono il senso della Poesia, di ciò che intendo per Poesia…

Se solo potessi

toccar con dita tremule la luce

e violare i più chiusi paradisi

solo con la sostanza dell’affetto.”

(Alda Merini)

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Il respiro di una madreperla

Un istante di conchiglia nell’orecchio

scioglie il vortice di mare

si allarga negli occhi volti al cielo

a rapire l’azzurreo splendore.

Vorrei mescolare parole

al suon di risacca che ascolto

domandar aiuto a quel cobalto

per quel che ognuno ha a fronte

tacere dalla rabbia il dolore

adombrare chi ne ha lasciato i vuoti

piegare i ginocchi sulla sabbia bruna

perché la pena si perda

su questa riva aperta.

E così, avvinta in quel cielo,

nella eco di quell’acqua

e dalla terra che sento sotto la pelle

cercare di fermare il vento

afferrarlo ad unghiate, urlando

perché altri possano chiamare

le loro anime distaccate

e ritrovare quel refolo di speranza

che sconforta la tempesta.

Il respiro eterno

nascosto in quella madreperla.

Luisa Di Francesco

Odore di casa

I nonni hanno un odore.

Odore di panni stesi e bucato

di pane appena sfornato

di frittelle e arance candite

di pranzi opulenti e fatati

fra storie e ricordi passati.

Odore di nonna

di stoviglie e carne stufata

ragù, soffritto e pasta fatta in casa

odore di latte e premura materna

a quei nipoti che son la sua serra

da coltivare e irrorare con cura

perché siano la memoria che dura.

Odore di nonno e di sigaro scuro

odore di baffi, barba e tratturo

odore di guerra, fame e lavoro

di padre che lotta per ogni figliolo.

Odore di nonni che restano dentro

presenti e vivi anche dal firmamento.

Sono loro i volti cari che segui commosso

quando senti l’odore di casa che portano addosso.

Luisa Di Francesco-Taranto

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